Luigi Maccaro annuncia la sua candidatura alla elezioni regionali del Lazio 2023. Per una Regione forte e solidale. Al primo posto Giustizia sociale e Ambiente.
Luigi Maccaro annuncia la sua candidatura alla elezioni regionali del Lazio 2023. Per una Regione forte e solidale. Al primo posto Giustizia sociale e Ambiente.
Evviva il nostro nuovo Presidente della Provincia Luca Di Stefano!!! Congratulazioni a Luca per questo successo. Finalmente un giovane, preparato, competente e con le idee chiare. In bocca al lupo per questa nuova avventura. Democrazia Solidale – DEMOS è con te.
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Anche se a qualcuno risulterà strano, il nostro Partito ha scelto di seguire un metodo trasparente e slegato da qualunque condizionamento esterno. Abbiamo incontrato entrambi i candidati sostenuti dal centrosinistra, abbiamo ascoltato la loro visione, le loro proposte, le loro aspirazioni, la loro idea di sviluppo della Provincia. Poi ci siamo riuniti, abbiamo discusso e abbiamo deciso di votare per Luca Di Stefano.
Per il fatto che è un giovane in gamba e competente, perché ci hanno convinto le sue idee a proposito della tutela dell’ambiente nel sud della Provincia, la sua attenzione allo sviluppo dei comparti industriali del nostro territorio (automotive, cartaria e distretto del marmo), le sue competenze nel campo della green economy, il modo modo in cui sta vivendo il suo mandato di Sindaco a Sora.
Al Sindaco di Arce, Germani, rinnoviamo la nostra stima ma abbiamo fatto un’altra scelta. Sulla sua candidatura hanno pesato anche altri due elementi in particolare: l’accordo con Fratelli d’Italia e l’ambiguità di Antonio Pompeo al quale sarebbe bastato dimettersi solo poche settimane prima per lasciare spazio al nostro Sindaco di Cassino che sarebbe stata la candidatura più giusta e più forte da sostenere.
Grazie a tutti i membri del coordinamento provinciale di Demos e al nostro segretario nazionale Paolo Ciani che ci hanno accompagnato e sostenuto in questa scelta.
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#laforzadelnoi
Un’incontro costruttivo e partecipato quello organizzato ieri mattina da Demos Ceccano, per parlare di politiche del lavoro e nuove povertà, analizzando le esigenze del territorio, alla luce della grave crisi economica che vede la nostra Provincia agli ultimi posti nella classifica nazionale, «Stiamo promuovendo una serie di incontri in provincia che hanno come obiettivo l’ascolto dei problemi e delle necessità dei cittadini», spiega la coordinatrice Manuela Maliziola, organizzatrice dell’appuntamento ceccanese. Un incontro che ha registrato numerosi interventi che hanno impreziosito il dibattito. I diversi aspetti del problema povertà sono stati affrontati dall’ex sindaco Angelino Loffredi, che ha posto l’attenzione sul dramma delle morti sul lavoro e sul salario minimo. Un altro qualificato contributo è stato dato da Guido Tornassi, segretario della Cgil, il quale ha posto l’accento sulla piaga del precariato e sullo sfruttamento dei lavoratori. Testimonianze di lotte per il lavoro sono state raccontate da Tiziano Ziroli, mentre l’avvocato Olga Masi ha parlato della necessità di creare opportunità di lavoro per le donne vittime di violenza. La difficoltà di conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice è stato evidenziato dalla dottoressa Alessia Gaudiero, che ha sottolineato la necessità di creare politiche a sostegno della famiglia. Invece, l’importanza dell’alternanza scuola-lavoro è stata trattata dalla consulente Luciana Aversa. Il ruolo del patronato e le tutele per i disabili messi in luce da Fabiola Cardinali, direttrice del patronato Senas di Frosinone. Le politiche agricole e la necessità di valorizzare i prodotti tipici locali sono stati al centro dell’intervento del professor Lorenzo Rea dell’Istituto Agrario di Frosinone. Gli ha fatto eco il responsabile del Laboratorio Agricolo Ciociaro, Luigi Mosillo. Quindi, Alice Popoli della Comunità di Sant’Egidio ha descritto gli effetti della sugli ultimi, i poveri. Un notevole contributo è stato dato dai sindaci di Supino e Arnara, che hanno evidenziato le difficoltà quotidiane affrontate dalle famiglie. Mentre l’architetto Luigi Compagnoni ha illustrato l’innovativo progetto per la rivalutazione del borgo di Arnara. Quindi, il coordinatore Provinciale di Demos Luigi Maccaro ha evidenziato come l’ascolto, il confronto e la condivisione siano nello stile del partito. Per Bruno Galasso, consigliere di Cassino, la buona politica si fa prestando attenzione ai bisogni quotidiani dei cittadini. Anche per Maria Grazia Baldanzi la politica dell’ascolto è fondamentale. Ha chiuso rincontro l’onorevole Paolo Ciani: «Vorrei rappresentare a livello parlamentare – ha detto – la ricchezza e la vitalità di amministratori locali, cittadini, realtà del lavoro, sociali e sindacali come quelle incontrate questa mattina. Demos deve nutrirsi di assemblee come questa». Infine, da Manuela Maliziola «un grazie ai consiglieri e alle forze di centrosinistra, alle associazioni, ai cittadini presenti all’evento».
Questa è la dimensione popolare della politica che amiamo. Pronti a metterci in gioco nel campo largo del centrosinistra per le regionali
Si è tenuto, ieri 9 agosto 2022, un incontro tra i rappresentanti dei partiti del centrosinistra di Cassino.
L’occasione ha rappresentato un importante momento di confronto sull’attuale situazione politica nazionale e su quella locale in vista dei prossimi importanti appuntamenti quali le elezioni del 25 settembre per il rinnovo del Parlamento e a seguire quelle per il Consiglio regionale del Lazio.
Appuntamenti elettorali importanti che dovranno affrontare le questioni del lavoro, dell’ambiente, dei diritti.
Temi che coinvolgono anche i territori del Lazio meridionale e in particolare le comunità cittadine del cassinate.
Su tutti va ricordata la crisi del mercato dell’automobile.
Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano vede sempre più spesso i cancelli chiusi e il pericolo di profonde difficoltà dell’indotto tale da provocare una caduta dei livelli occupazionali.
Argomenti, oltre a quelli che riguardano le scelte economiche, sociali, diritti civili e della pace, che dovranno essere al centro del confronto politico durante questa campagna, che si preannuncia molto accesa dove la destra ha poco da dire o molto da dire in senso negativo.
E’ emersa, altresì, a seguito di un approfondito esame della situazione locale, una comune volontà di impegnarsi a rafforzare la coalizione di centrosinistra guidata dal sindaco di Cassino, Enzo Salera.
A tal fine si è concertato l’istituzione di un tavolo permanente, allargato anche a quelle forze politiche oggi non presenti in consiglio comunale, con l’intento di avviare un approfondimento sulle questioni di maggiore interesse economico e sociale.
Sarà cura dei sottoscritti coinvolgere associazioni, organizzazioni professionale e imprenditoriali, in particolare i sindacati, su temi di particolare rilevanza quali ambiente, terzo settore, viabilità, valorizzazione dell’area storico/culturale.
E’ stato programmato un primo confronto da tenersi, dopo la pausa estiva, per costruire una piattaforma politico-programmatica quale risultato di incontri organizzati con i cittadini e con ampi settori di forze progressiste e democratiche espressioni di tutta la comunità cittadina.
Riteniamo questo impegno decisivo anche per consolidare il ruolo di partiti di centrosinistra.
L’azione che intendiamo svolgere è rivolta a sostenere la tutela del lavoro e del reddito, dei diritti individuali e collettivi, di un governo democratico della globalizzazione in piana sintonia con le esigenze delle realtà nazionali e locali.
Consideriamo essenziale una Stato democratico attivo nella lotta alle disuguaglianze e capace di rendere competitivo il paese.
Sono presupposti fondamentali che ci consentono di sviluppare iniziative rivolte a valorizzare i risultati positivi ottenuti dall’attuale amministrazione.
Allo stesso tempo intendiamo proiettarci con un progetto integrato negli atti del governo cittadino, in un’opera di sostegno per una riconferma del sindaco Salera e dell’intera coalizione di centrosinistra.
Firmato
PD Romeo Fionda, Sergio Marandola e Matteo D’Aliesio
DEMOS Luigi Maccaro
PSI Fabio Iannattone
AZIONE Andrea Vizzaccaro, Maurizio Radente
Tanto tuonò che piovve. Dopo quasi dieci anni di rinvii alla fine la Regione Lazio, con il solo voto contrario del consigliere di Demos, Paolo Ciani, ha abolito la misura della rimozione delle slot machine nel raggio di 500 metri da scuole, ospedali, centri anziani.
Le sale gioco esistenti di fronte alle scuole o ai centri anziani possono continuare beatamente a proporre gioco d’azzardo legalizzato anche a persone giovani o con fragilità sociali.
Un subemendamento alla legge di assestamento del bilancio previsionale – proposta dalla Giunta e sottoscritto da consiglieri regionali di tutti i partiti, dal PD alla Lega passando per Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo misto – ha cancellato il provvedimento coraggioso che la Regione aveva approvato appena due anni fa (L.1/2020 art. 11bis). Il distanziamento viene eliminato per “tutti gli esercizi pubblici commerciali nonché alle sale da gioco già esistenti”.
Mi va di sottolineare che i consiglieri del Movimento 5 Stelle, in campagna elettorale avevano sbandierato il loro impegno in favore del distanziamento dei luoghi di gioco dalle aree sensibili.
E invece, quello che era un provvedimento legislativo sacrosanto (L.5/2013 “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”) teso a contenere la diffusione delle patologie legate al gioco e a limitare le infiltrazioni della criminalità organizzata, va tranquillamente a farsi benedire nella complicità bipartisan con l’industria dell’azzardo.
Unico a votare contro l’iniziativa della Giunta regionale il consigliere di DemoS – Democrazia Solidale, Paolo Ciani, che ha evidenziato come “in questi anni, tanti in quest’Aula che hanno voluto questa legge hanno cambiato idea. Come se la preoccupazione da cui erano nate le leggi nel 2013 venisse meno, quando, invece, in questi anni, purtroppo, l’azzardo è cresciuto e tante e tanti nostri concittadini sono caduti nelle maglie dell’azzardo”. Il consigliere Ciani, rivolgendosi poi ai suoi colleghi d’Aula ha aggiunto “Mi colpisce che alcuni colleghi sensibili dicano “non è che se ci sono più giochi si diffonde di più la patologia”. È esattamente così. Se ci sono più giochi si diffonde di più la patologia. Per esempio, non differenziare ciò che sono le sale gioco esplicite da bar e tabacchi, dove entrano tutti i bambini, tutti i ragazzi, tutti i cittadini, e si trovano in continuazione macchinette, gratta e vinci, Enalotto, eccetera, fa crescere esattamente questo”.
Nel Lazio, solo l’anno scorso, sono stati giocati 11 miliardi e mezzo di euro in quasi 6 mila pubblici esercizi (bar, tabaccherie, ecc.).
In Provincia di Frosinone sono attive diverse attività di prevenzione e contrasto alla diffusione del gioco anche attraverso la presa in carico di giocatori problematici attraverso percorsi individuali e gruppi di auto mutuo aiuto. Per maggiori informazioni sulla diffusione del gioco d’azzardo nella Provincia di Frosinone è possibile consultare il lavoro di ricerca realizzato dal Laboratorio di Ricerca sociale del prof. Maurizio Esposito dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale (clicca qui).
Da almeno dieci anni ci confrontiamo con tante richieste di aiuto legate al gioco d’azzardo, tanti familiari di giocatori che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto nella speranza di trovare uno spiraglio, di vedere una luce in fondo al tunnel della dipendenza. Patrimoni bruciati nelle sale giochi, alle slot machine, con le scommesse sportive, case vendute, pensioni impegnate, usurai sempre appostati, drammi familiari come quelli che si ripetono da decenni solo che al posto dell’eroina e della cocaina in questi casi c’è il gioco d’azzardo. Tutto appare innocuo, a partire dalla parola “gioco”, dai gratta e vinci alle scommesse sportive, dalle slot machine ai giochi online e invece è un mondo, costruito ad arte, con meccanismi psicologici scientificamente messi a punto per creare dipendenza. Un sistema pseudo imprenditoriale, tutt’altro che trasparente, che rovina migliaia di persone. Un sistema che ha potuto proliferare in questi ultimi venti anni grazie ad una politica accecata dalla necessità di fare cassa, sulla pelle di almeno un milione di persone che oggi in Italia hanno un rapporto problematico con il gioco. Un sistema politico-imprenditoriale che ruppe gli indugi grazie al Governo che legalizzò le Sale Bingo nel 1999 e poi nel 2003 autorizzò le slot machine. Interventi seguiti da tutta una serie di provvedimenti finalizzati a favorire il fenomeno dell’azzardo con l’obiettivo di aumentare le entrate per lo Stato senza tenere in nessun conto i danni sulle persone.
Bisogna promuovere consapevolezza, anche per far sì che nessuno si senta solo ad affrontare la propria battaglia. Iniziamo con lo sciopero del caffè: non entriamo più nei bar che possiedono slot machine. Non dobbiamo arrenderci all’idea che non si possa tornare indietro, anche perché gli oltre 11 miliardi di euro, buttati nell’azzardo ogni anno solo nel Lazio, sono soldi sottratti all’economia reale, quella che produce occupazione e benessere. E’ un appello agli imprenditori affinché si decidano ad affiancarci in questa battaglia, perché quei miliardi potrebbero essere utilizzati per comprare auto, elettrodomestici, per fare la spesa, per andare al ristorante, per comprare giocattoli e così via. Undici miliardi sottratti al mondo del lavoro e dell’impresa. E’ ora di dire basta ma dobbiamo farlo tutti insieme.
Per informazioni e richieste d’aiuto chiamare al numero 375.7432168 oppure scrivere a gap@exoduscassino.it
26 giugno Giornata mondiale di lotta alla droga. O sarebbe meglio dire “Giornata mondiale della Memoria di quando Istituzioni e Comunità lottavano insieme contro la diffusione delle droghe”.
Un tempo erano le Comunità. Oggi con l’espressione “privato sociale” si include tutto e di più e forse troppo. Ma soprattutto non ci sono più le Istituzioni.
Non c’è un Governo che abbia una strategia chiara né un piano nazionale di intervento.
Non ci sono Regioni (e il Lazio non fa eccezione!) che abbiano un programma di interventi coordinati e condivisi.
L’unica parola d’ordine è “riduzione del danno” buona solo per mascherare una sconfitta educativa. Che però non paghiamo noi, pagheranno i nostri figli.
Ai quali vengono negati programmi di prevenzione del disagio, promozione di stili di vita sani, accompagnamento educativo al protagonismo nella loro crescita.
Restano i Ser.D. malridotti e senza personale che un tempo riuscivano a garantire anche gli sportelli di ascolto nelle scuole (i CIC per chi se li ricorda) ma ormai non più da almeno quindici anni.
Restano le Comunità a fare da avamposti solitari, a testimoniare che c’è un mondo che non vuole arrendersi, a ricordare che le droghe (tutte) fanno male e che con il gioco d’azzardo (anche se legalizzato) ci si fa male.
Noi non molliamo.
Da almeno dieci anni ci confrontiamo con tante richieste di aiuto legate al gioco d’azzardo, tanti familiari di giocatori che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto nella speranza di trovare uno spiraglio, di vedere una luce in fondo al tunnel della dipendenza. Patrimoni bruciati nelle sale giochi, alle slot machine, con le scommesse sportive, case vendute, pensioni impegnate, usurai sempre appostati, drammi familiari come quelli che si ripetono da decenni solo che al posto dell’eroina e della cocaina in questi casi c’è il gioco d’azzardo. Tutto appare innocuo, a partire dalla parola “gioco”, dai gratta e vinci alle scommesse sportive, dalle slot machine ai giochi online e invece è un mondo, costruito ad arte, con meccanismi psicologici scientificamente messi a punto per creare dipendenza. Un sistema pseudo imprenditoriale, tutt’altro che trasparente, che rovina migliaia di persone. Un sistema che ha potuto proliferare in questi ultimi venti anni grazie ad una politica accecata dalla necessità di fare cassa, sulla pelle di almeno un milione di persone che oggi in Italia hanno un rapporto problematico con il gioco. Un sistema politico-imprenditoriale che ruppe gli indugi grazie al Governo che legalizzò le Sale Bingo nel 1999 e poi nel 2003 autorizzò le slot machine. Interventi seguiti da tutta una serie di provvedimenti finalizzati a favorire il fenomeno dell’azzardo con l’obiettivo di aumentare le entrate per lo Stato senza tenere in nessun conto i danni sulle persone.
Nel frattempo gli italiani, dalle casalinghe ai pensionati, dai professionisti agli operai sono sempre più vittime di questo mondo oscuro e perverso, l’industria dell’azzardo, la macchina da soldi che è diventata fonte di entrate fiscali per cui oggi sembra che non se ne possa fare più a meno.
Finalmente si cominciano a produrre sforzi per arginare il fenomeno: interventi pubblici e privati per rispondere ad un bisogno di cura ma anche e soprattutto ad un bisogno di informazione, consapevolezza, prevenzione. Bisogna promuovere una mentalità critica capace di resistere alle tentazioni di questo mostro senza volto. A partire dai giovani, dai ragazzi nelle scuole, da quegli adolescenti sempre alla ricerca di novità, di rischio, di trasgressione ma anche così fragili e vulnerabili e per questo facili da affascinare con le possibilità di facile guadagno pubblicizzate dovunque.
Intanto le piattaforme di gioco si sono spostate rapidamente sugli smartphone tanto che il gioco online ha già superato per volume di fatturato il gioco tradizionale. I signori dell’azzardo studiano e pianificano come raggiungere i loro obiettivi e tutti i target hanno in comune il tratto della fragilità, a partire dai giovani: un ragazzo che utilizza la paghetta in azzardo probabilmente diventerà un adulto pronto a buttare lo stipendio in qualche sala scommesse. Dalla ricerca condotta dal Laboratorio di Ricerca sociale del prof. Esposito risulta che il 40% degli studenti intervistati ha partecipato a scommesse sportive e la stessa percentuale di studenti delle scuole superiori, quando gioca a carte, lo fa giocandosi denaro ed anche cifre considerevoli.
Insomma la nostra preoccupazione deve rivolgersi in maniera prioritaria agli studenti e le risorse disponibili per la prevenzione devono essere utilizzate in maniera molto concreta coinvolgendo le scuole del nostro territorio altrimenti sarà impossibile invertire la tendenza rilevata dall’Università di Cassino. C’è un mondo giovanile fragile e influenzabile che però può essere aiutato a diventare protagonista di queste strategie di prevenzione, attraverso percorsi di peer education. Le famiglie ci mettono troppo tempo a rivolgersi ai servizi, lo fanno quando ormai la dipendenza diventa cronica. Bisogna scommettere, è il caso di dirlo, sulla prevenzione.
Bisogna promuovere consapevolezza, anche per far sì che nessuno si senta solo ad affrontare la propria battaglia. Iniziamo con lo sciopero del caffè: non entriamo più nei bar che possiedono slot machine. Non dobbiamo arrenderci all’idea che non si possa tornare indietro, anche perché gli oltre cento miliardi di euro, buttati nell’azzardo ogni anno in Italia, sono soldi sottratti all’economia reale, quella che produce occupazione e benessere. E’ un appello agli imprenditori affinché si decidano ad affiancarci in questa battaglia, perché quei miliardi potrebbero essere utilizzati per comprare auto, elettrodomestici, per fare la spesa, per andare al ristorante, per comprare giocattoli e così via. Cento miliardi sottratti al mondo del lavoro e dell’impresa. E’ ora di dire basta ma dobbiamo farlo tutti insieme.
Aggiornamento
Purtroppo dobbiamo registrare un passo indietro gravissimo compiuto dalla Regione Lazio che con un sub emendamento all’ultimo assestamento di bilancio ha approvato a larga maggioranza – con il solo voto contrario del Consigliere Paolo Ciani di Demos – Democrazia solidale – la misura del distanziamento delle slot machine di almeno 500 metri dai luoghi sensibili come scuole, ospedali, centri anziani, ecc. Per approfondire clicca qui: https://www.luigimaccaro.it/la-regione-lazio-inciampa-nelle-slot-machine/
Lo sciacallaggio politico sulla vicenda delle due minori in carico ai servizi sociali recentemente collocate in casa famiglia sta raggiungendo livelli veramente difficili da comprendere e da commentare.
In ogni caso ci corre l’obbligo di precisare quanto segue:
Il Tribunale per i Minorenni ha fissato l’udienza nella quale verranno ascoltati i genitori delle minori, il tutore, gli assistenti sociali di riferimento del Comune e della Casa famiglia. Subito dopo verrà conferito incarico peritale per la Consulenza Tecnica d’Ufficio.
Dunque è evidente che la parte politica non ha e non avrebbe potuto avere alcun ruolo in questa vicenda.
Torniamo dunque a suggerire alle forze di opposizione extra consiliare che fare polemica politica in questo caso è del tutto fuori luogo oltre che mortificante per l’intero nucleo familiare coinvolto. Diversamente, ai consiglieri di minoranza che hanno proposto specifica interrogazione, verranno fornite tutte le spiegazioni richieste.
Allo stesso modo, suggeriamo a quei legali coinvolti che “buttarla in politica” rischia di essere poco rispettoso per la propria professione, meglio sarebbe adottare gli strumenti che l’ordinamento giudiziario mette a disposizione delle parti per tutelare gli interessi dei propri assistiti.
Seguo il dibattito sul coinvolgimento del terzo settore nella vicenda politica del nostro Paese che negli ultimi mesi si è fatto più intenso grazie ai numerosi e autorevoli interventi che si vanno succedendo. Uno dei primi, sul Corriere della Sera è stato quello del mio “capo”, don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus a cui appartengo. Aprire strade impossibili, questo il concetto di fondo, inventare percorsi laddove non ci sono. Perché dalla cura delle persone fragili, degli adolescenti abbandonati dagli adulti, alla cura delle città, il passo è breve. Come trasformare la nostra esperienza di impegno sociale in un nuovo paradigma per la politica? Come si è detto, è finito il tempo del collateralismo ma forse stiamo correndo il rischio di aspettarci un tempo della cooptazione. Diciamoci la verità, per qualcuno ha pure funzionato. Ma non può essere questo il metodo.
Io penso che dobbiamo avere il coraggio di “scendere in campo” con tutti i criteri della politica, ovvero dobbiamo candidarci, fare le liste, diventare rappresentativi non in virtù della grandezza dell’organizzazione di cui facciamo parte ma in ragione dei voti che abbiamo preso. Questa è la regola della democrazia e solo in questo modo si esce dalla condizione di “prestati alla politica”. Perché alla fine, la politica “ufficiale” ti può coinvolgere perché hai la faccia e la storia che possono funzionare in campagna elettorale ma poi appena non servi più torni ad essere un semplice ornamento e comunque resti fuori dalle dinamiche vere della politica. Quelle sono riservate a chi ha i voti.
Noi ci abbiamo provato, insieme con la comunità di Sant’Egidio, Exodus ed altre organizzazioni del terzo settore, abbiamo dato vita ad un partito politico vero e proprio, Democrazia solidale – Demos, nato alla fine del 2018. Ci siamo candidati in varie parti d’Italia, abbiamo coinvolto amici, sostenitori, associazioni per provare a portare dentro la politica quello spirito di servizio peculiare delle nostre storie. Il segretario nazionale, Paolo Ciani, è consigliere regionale del Lazio ed è candidato alle primarie a Sindaco di Roma. Abbiamo altri consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e assessori. Io sono cresciuto negli scout, sono responsabile di una comunità terapeutica e da due anni sono Assessore alla Coesione sociale del comune di Cassino. È tutta un’altra storia: bisogna confrontarsi con gli altri partiti nelle maggioranze di cui facciamo parte oppure, in altri casi, bisogna essere minoranza con spirito costruttivo. Bisogna confrontarsi con gli apparati amministrativi con i quali governiamo i territori, compiere una fatica quotidiana per mescolare professionalità e volontariato, carisma e istituzione, sogno e realtà ma questa fatica rende le cose solide e durature.
Qualcuno potrà non avere questa prospettiva e preferirà aspettare di essere “chiamato” a fare il Sottosegretario. Legittimo. Noi abbiamo fatto un’altra scelta. Aspettiamo le elezioni, facciamo il porta a porta, stiamo nelle piazze a incontrare gli elettori. Quando un dirigente ci dice “non si può fare perché non è previsto dal TUEL” noi sfidiamo la burocrazia con la creatività. Bisogna dire che si tratta di un “passaggio” vero e proprio. Non è per niente facile tenere insieme l’appartenenza associativa e l’esperienza politica ma la sfida forse è proprio questa: provare ad essere noi stessi la sintesi di queste due anime di una stessa prospettiva, quella del servizio all’uomo e alla città nella quale abita. Ora certamente il governo Draghi segnerà uno spartiacque per la politica italiana. Nel frattempo la crisi dei partiti si trasforma ma non si risolve. É evidente che sta anche a noi rimboccarci le maniche affinché il vuoto della politica non sia occupato né dai populismi né dai tecnici presi in prestito dal mondo economico e industriale. Ma anche il Terzo settore non può pensare di sostituirsi alla politica, esso deve diventare la politica, mescolandosi con quella tradizionale, affiancandosi ai partiti, ricoinvolgendo il sindacato, contagiando le istituzioni con la creatività, la passione, il sogno di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.

Danilo Del Greco intervista per Ciociaria Oggi Luigi Maccaro, responsabile della Comunità Exodus di Cassino per definire i contorni di un fenomeno che ha assunto dimensioni enormi. Vittime privilegiate i minori.
Consumo di sostanze stupefacenti in Ciociaria: quali sono le dimensioni del fenomeno? Chi cade più spesso nelle tossicodipendenze e perché? Quali le sostanze più in uso? Come se ne esce? Iniziamo oggi un “viaggio” nel mondo delle dipendenze da droga che ci porterà a scoprire, a livello territoriale, i contorni di un problema di portata sempre più ampia e grave. Prima tappa, Cassino e il Cassinate. A farci da guida, dall’alto dei suoi oltre 30 anni di attività e da un osservatorio assolutamente privilegiato, è Luigi Maccaro, responsabile della Comunità di recupero per tossicodipendenti Exodus con sede nella Città Martire e assessore comunale ai Servizi sociali della stessa.
Assessore, se dovesse definire la situazione attuale con un aggettivo quale userebbe?
«Più che un aggettivo userei un sostantivo che solo a pronunciarlo può far venire i brividi: normalizzazione. Lo uso in quanto, rispetto a 20-30 anni fa, oggi il consumo di stupefacenti, specie fra i più giovani, è divenuto, appunto, normale. Per i ragazzi e i ragazzini fare uso di droghe fa parte ormai della routine quotidiana. E questo ha fatto sì che negli ultimi anni ci sia stata una vera esplosione del consumo».
Ha parlato di ragazzini: quindi l’età media del consumo si è abbassata ulteriormente?
«Sì. Oggi i primi approcci con le droghe, in questo caso la cannabis, arrivano già tra i banchi delle scuole medie, perciò fra gli 11 e i 14 anni. E il dato che maggiormente preoccupa è che a farvi ricorso è oltre il 30% dei minori. Per loro, come dicevo, è diventata una pratica del tutto normale: se ne fa uso regolarmente, soprattutto fra amici e nei fine settimana. Inoltre, quasi sempre la cannabis è associata ad alcol e, nei casi più gravi, a psicofarmaci, entrambe sostanze di facile reperibilità anche in casa dove sonniferi, benzodiazepine e altro sono ormai all’ordine del giorno. Una combinazione di sostanze che i minori, ma non solo loro, utilizzano per amplificare gli effetti della cannabis».
Qual è l’origine di questo ricorso massiccio alle droghe da parte dei giovani?
«Le radici affondano nel malessere generazionale che affligge i nostri ragazzi. La maggior parte di essi hanno un grande vuoto dentro, non hanno progetti di vita, rincorrono ideali e stereotipi vacui e privi di sostanza che li porta ad alienarsi e a perdere di vista la realtà. Un problema che nasce, spesso, per l’assenza di autorevoli figure educative quali un tempo erano la famiglia e la scuola. Agenzie educative che oggi hanno perso autorevolezza e che non riescono più a trasmettere valori e ideali di vita sani. I nostri giovani e giovanissimi non hanno più figure educative di riferimento e di conseguenza in numero sempre crescente intraprendono percorsi che li portano dritti nel tunnel della dipendenza.
E attenzione: mentre 20 anni fa tale dipendenza era esclusivamente fisica, per cui la disintossicazione passava per alcune settimane di astinenza guidata e a base di antidolorifici, ormai da anni è diventata di tipo prettamente psicologico, e qui uscire dal tunnel è sempre più difficile, anche se ovviamente non impossibile. Insomma, la situazione è drammatica, ecco: qui un aggettivo posso usarlo, e la normalizzazione in atto del fenomeno fa impressione. Venti anni fa abbiamo lanciato l’allarme che però è rimasto inascoltato e oggi scontiamo le conseguenze. Tanto più che la legge sulla droga risale al 1990, 30 anni fa, in pratica preistoria. Una normativa non più adeguata che andrebbe modificata radicalmente di fronte ad un peggioramento del quadro generale da allarme rosso».
Perché ragazzini e ragazzi, che in teoria dovrebbero avere tutto, si gettano nelle braccia mortali della droga?
«La risposta sta in una parola: noia. Non avendo, come detto, ideali sani e progetti di vita concreti, usano gli stupefacenti in modo ricreativo, per provare quelle emozioni che dentro di loro non hanno più o non hanno mai avuto. Purtroppo, diventa un circolo vizioso: più si ricorre alle droghe per evadere e sentirsi vivi, più si diventa dipendenti da esse e più ci si allontana dalla vita vera».
Spesso, secondo alcuni recenti studi, la dipendenza dalle droghe è figlia legittima della dipendenza dalle nuove tecnologie…
«Verissimo. Si tratta di un problema nel problema. I ragazzi, abbandonati da famiglie e con una scuola a volte poco attenta, finiscono per passare giornate intere con lo smartphone, attaccati alla play station, incollati alla tv o ai videogiochi, con danni per la loro psiche inimmaginabili. Gli scienziati hanno dimostrato che l’uso smodato che oggi si fa delle nuove tecnologie ha portato ad una modifica della struttura cerebrale per cui staccarsi da questi dispositivi diventa un’impresa titanica. Pensi che raccogliamo di frequente il grido di aiuto di genitori disperati che ci raccontano di figli addirittura con le piaghe da decubito a causa di giorni e giorni passati a letto con cellulari o play. Senza parlare delle assenze da scuola o degli abbandoni definitivi, diretta conseguenza della dipendenza dalle nuove tecnologie. Ancora: alcuni genitori ci hanno detto di aver anche tre volte gettato dalla finestra la play station dei figli e di essere poi stati costretti a riacquistarla di fronte al malessere profondo in cui erano caduti i ragazzi. Tutto ciò prepara il terreno al passaggio alle dipendenze dalle droghe, visto che la struttura cerebrale dei ragazzi è già modificata e predisposta ad esse».
Detto dell’età, ormai giunta ai calzoncini corti, quali sono le sostanze più in uso?
«Sicuramente la cannabis, e qui gli spacciatori si sono gettati a capofitto in questo mercato ricchissimo creando prodotti adatti al consumo e alle tasche dei minori. Sempre più facile è trovare microdosi da pochi euro che poi, amplificate con alcol e psicofarmaci, sortiscono effetti devastanti per organismi giovani e in formazione come quelli dei minori. Poi c’è la cocaina (e l’Italia è il primo Paese europeo per consumo) anche se qui l’età si alza e investe per lo più gli adulti, specie i professionisti che vogliono brillare nel loro lavoro. Ma pure i minori ormai sono dentro quest’altro tunnel. Il mercato si è adeguato e gli va incontro con dosi confezionate ad hoc, spesso tagliate con raschiatura dei muri al fine di aumentarne la quantità mantenendo basso il costo, o con altri veleni dagli effetti imprevedibili e spesso micidiali. Insomma, quando si acquista una dose di cocaina, cannabis o altri stupefacenti, non si può mai sapere cosa si introduce nel proprio corpo».
E l’eroina? E’ scomparsa?
«Assolutamente no. Chi ne era schiavo anni fa continua ad usarla, se non è morto, mentre spesso viene utilizzata come compensazione della cocaina: in pratica, la seconda crea una sorta di euforia che poi deve essere annullata con la prima sostanza».
Lei è responsabile della Comunità di recupero Exodus di Cassino: quanti ragazzi avete in carico adesso, per quali problematiche e da dove provengono i vostri ospiti?
«Al momento abbiamo 20 ospiti, in gran parte provenienti da altre province, che accusano le forme classiche di dipendenza da droghe o dalle nuove tecnologie. La provenienza? Una volta arrivavano tutti dalla strada e da contesti sociali e familiari di disagio. Oggi no, oggi sono persone normali, con alle spalle famiglie in apparenza normali ma che invece nascondono malesseri profondi, frutto dell’individualismo di tanti genitori che pensano prima a se stessi e poi, forse, ai figli»
Colpa più dei ragazzi o delle agenzie educative quindi?
«Ai ragazzi personalmente non do alcuna colpa: sono le prime vittime di una società sbagliata, che gli inculca modelli di vita errati, basta guardare certi programmi in tv, e che sono stati privati, senza loro responsabilità, di guide e fari sicuri e certi come esistevano una volta. Certo, ci sono ancora famiglie sane e scuole all’avanguardia in questo contesto, ma sono sempre più mosche bianche».
Come se ne esce?
«Occorre una grande presa di coscienza da parte del mondo degli adulti accompagnata da grandi investimenti. Oggi la lotta alla droga, a parte lo straordinario lavoro delle forze dell’ordine, è affidata prevalentemente alla buona volontà di pochi volontari. Poi ci sono i progetti nelle scuole, ora però sospesi per via del Covid, e, come detto, va riscritta la legge che disciplina il settore».
È cambiato il concetto di dipendenza?
«Radicalmente. Venti o dieci anni fa tale sostantivo era abbinato solo alle droghe. Poi, progressivamente, si è passati all’alcol, alle ludopatie. Oggi il ventaglio si è allargato a dismisura: abbiamo detto delle nuove tecnologie che stanno provocando danni irreparabili ai nostri ragazzi bruciandogli sogni e futuro. Ma poi come non considerare dipendente la pensionata che ogni mattina, prima di iniziare la propria giornata, va ad acquistare i suoi gratta e vinci con cui tentare l’impossibile colpo di fortuna? O come non annoverare nella categoria delle dipendenze i mariti che tradiscono sistematicamente le mogli in quanto essi stessi vittime dei siti porno?»
In bocca al lupo Maria Cristina Tubaro, prima Presidente della Consulta per i diritti delle persone con disabilità del Comune di Cassino e grazie per la disponibilità a metterti in gioco in questa nuova avventura.La persona giusta per sensibilità, cultura dell’attenzione all’altro, impegno sociale e professionalità. E per il sorriso, che di questi tempi ce n’è un gran bisogno!Buon lavoro insieme a tutte le Associazioni che nella nostra città si occupano di persone con disabilità che vorranno aderire nelle prossime settimane.Porteremo fuori dal perimetro delle politiche sociali il tema della disabilità perché ogni settore amministrativo, dalla scuola ai trasporti, dal bilancio all’urbanistica, dalla cultura alla manutenzione, incide nelle proprie scelte sulla vita dei tanti concittadini con disabilità.Grazie al Sindaco Enzo Salera per la nomina della dott.ssa Tubaro, ai Consiglieri Bruno Galasso e Alessandra Umbaldo per aver proposto il Regolamento della Consulta, alla Commissione Politiche sociali presieduta da Fabio Vizzacchero che ha raccolto il contributo dei consiglieri di maggioranza e di minoranza che hanno migliorato il testo e a tutto il Consiglio comunale per l’approvazione. Ora si comincia a lavorare.
“Un grande grazie a chi, in questi giorni, con un post, un messaggio, una telefonata si è voluto congratulare con me per la mia nomina a presidente della Consulta dei Diritti delle persone con Disabilità voluta dal Comune di Cassino. Se volevate emozionarmi e spaventarmi… ci siete riusciti. Ho avuto tanti e tali riscontri che posso solo sentirmi onorata, ma, al tempo stesso, ho toccato con mano da un lato la grande responsabilità che mi è stata affidata dall’altro quanto la Consulta intercetti attese, desideri, aspettative che sono vive e vibranti in tante persone, famiglie, associazioni, cittadini. Per questo dico grazie al sindaco Enzo Salera e all’Assessore e amico Luigi Maccaro, che hanno saputo cogliere un bisogno diffuso e proporre uno strumento che, certamente, ci impegneremo a far lavorare nel migliore dei modi. L’invito è a tutte le associazioni perché possano aderire e dare il loro contributo. La #Consulta sarà luogo di dialogo e di confronto e sarà un luogo in cui cercare di costruire e mettere insieme tasselli di speranza”.
Con l’arrivo del 2021, anche per il Gruppo Consilare ‘Demos Cassino’ è giunto il momento di rendere conto agli elettori del proprio operato. Dopo aver agevolmente superato la fase del noviziato, che ci ha visti alle prese con la nostra prima esperienza in politica al fianco dell’Assessore alla Coesione sociale, Luigi Maccaro, possiamo dichiararci soddisfatti dei risultati ottenuti da ‘Demos Cassino’ nella fase iniziale di questa consiliatura, anche in considerazione delle difficoltà oggettive, e soprattutto inattese, che l’emergenza Covid-19 ha opposto al regolare funzionamento della macchina amministrativa del Comune di Cassino, come d’altra parte è accaduto nel resto d’Italia e del mondo.
Prima di passare, però, all’illustrazione di quanto prodotto dal Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’, non possiamo esimerci dal chiarire la nostra posizione riguardo agli ultimi ‘rumors’ adombranti ‘maretta’ o fibrillazioni all’interno della maggioranza di cui ci onoriamo di essere parte attiva e integrante. Non essendoci, allo stato, alcun elemento che possa realmente far pensare a frizioni o dissapori all’interno della Giunta o fra i Consiglieri della maggioranza stessa, e nella convinzione che mere questioni tecniche fra Assessorati e Dirigenza non possano di per sé ritenersi sufficienti a incrinare il rapporto di collaborazione e di reciproca fiducia instauratosi fin dal primo momento fra il Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’ e il resto della coalizione di maggioranza, riteniamo di poter serenamente sconsigliare chiunque dal tentare di infilare improvvidi e aleatori ‘piedi di porco’ in crepe soltanto immaginarie, adombrate e alimentate da illusorie speranze di rivalsa.
Il Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’ resta fermamente convinto di dover fare ancora parte della migliore squadra di governo che la città potesse aspettarsi dal risultato elettorale della primavera del 2019, con buona pace di chi dovrà attendere la fine di questa legislatura per riproporre la propria personale e legittima visione della ‘buona politica’. Ci sembra inoltre doveroso auspicare per il futuro uno sforzo comune e trasversale volto a incentivare una migliore collaborazione fra le diverse forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale, all’insegna del dialogo civile e al rispetto delle reciproche posizioni, nell’interesse ultimo e primario del ‘bene comune’, e non della lotta politica fine a se stessa.
Ciò detto, crediamo di poter affermare che il Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’ ha contribuito in modo determinante, laddove è stato presente, alla buona gestione delle molteplici attività di conduzione della ‘res publica’ che questa Amministrazione si è trovata a dover fronteggiare in un momento storico drammatico come altri mai, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Lungi dal farci scoraggiare dalle avversità, abbiamo avviato e collaborato alla realizzazione di varie iniziative, molte delle quali già felicemente concluse, in attesa di portare a compimento quelle ancora ‘in itinere’ di cui renderemo conto nei prossimi mesi.
Di seguito, l’elenco di quanto realizzato, sia in collaborazione con le altre forze di maggioranza, sia per originale iniziativa di ‘Demos Cassino’.
Delle molteplici attività svolte dall’Assessorato alla Coesione Sociale, e dei relativi Regolamenti da noi di volta in volta presentati in Consiglio Comunale, ha già dato diffusamente notizia l’Assessore Luigi Maccaro, Coordinatore di ‘Demos Cassino’, che gode ogni giorno di più dell’appoggio e dell’approvazione incondizionata del Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’.
In qualità di Consiglieri Comunali, stiamo inoltre dando il nostro attivo contributo in alcune Commissioni speciali quali la Consulta per l’Ambiente, la Commissione Toponomastica, e la Commissione ‘Grandi opere’.
Abbiamo poi ideato e realizzato iniziative, spesso in collaborazione con le altre forze di maggioranza, quali la Raccolta di Pneumatici esausti, in collaborazione con l’Associazione Fare Verde di Frosinone, e vari eventi culturali: il concerto del trombettista di Ennio Morricone, il M° Nello Salza, il Progetto ‘I COLORI DELLA SCUOLA’ (video con 90 bambini che cantano una canzone sul lockdown, composta dal Consigliere Bruno Galasso su testo del noto scrittore Benedetto Tudino), la ‘Macchina delle Favole’ (storie raccontate ai bambini chiusi in casa durante il lockdown, da un’automobile itinerante in tutti i quartieri e nelle frazioni della città), la presentazione del libro ‘Le parole al tempo del Coronavirus’ di Benedetto Tudino, la presentazione e successiva Delibera di Giunta per l’istituzione del Concorso Letterario ‘Memoranda’, incentrato sui crimini di guerra, di futura realizzazione e concepito per essere gestito e organizzato dal Comune di Cassino, in co-progettazione con tutti gli Enti pubblici e privati del territorio.
Di queste altre iniziative resta memoria nell’intensa attività del responsabile di Demos Aquino, Fabio Gervasio, che ha prodotto decine di interviste sui vari argomenti e su tanti altri temi di pubblico interesse.
Fabio Gervasio è stato anche l’organizzatore e il moderatore dell’interessante Convegno Demos ‘Non abbiamo un altro pianeta… ma nemmeno un’altra città’, tenutosi ad Aquino nel febbraio dello scorso anno.
A margine, ci preme segnalare la recentissima istituzione del ‘Coordinamento Demos Provincia di Frosinone’, con ancora a capo Luigi Maccaro, che sta raccogliendo numerose e importanti adesioni in tutto il territorio provinciale, a testimonianza del nostro buon lavoro, nonché della qualità e dell’originalità della proposta del partito Demos – Democrazia Solidale, che sta crescendo costantemente anche a livello nazionale, grazie all’intensa attività del fondatore e Coordinatore nazionale, il Consigliere regionale Paolo Ciani, che ringraziamo per la fiducia finora accordataci.
Con l’invito a seguire le attività di ‘Demos Cassino’ ai vari livelli in cui stiamo operando nell’esclusivo interesse del ‘bene comune’, cogliamo l’occasione per augurare alla cittadinanza di Cassino, ma anche a tutti gli abitanti della Provincia di Frosinone, un buon anno 2021, sperando che sia migliore di quello che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle.
Il Gruppo Consiliare ‘Demos Cassino’
Alessandra Umbaldo, Capogruppo
Bruno Galasso, Consigliere
E’ nato oggi il coordinamento provinciale di Democrazia Solidale – DEMOS della provincia di Frosinone. Un partito giovane che sta crescendo rapidamente grazie all’entusiasmo e all’impegno di tanti amici che hanno scelto la politica per dare un contributo al miglioramento della società.Un partito che vuole provare ad essere un ponte fra la società civile e le istituzioni affinché tante persone che vivono da anni l’impegno civico in tanti contesti possano scegliere di portare le proprie competenze, la propria sensibilità, la propria responsabilità all’interno della politica vissuta giorno per giorno.Ci aspettano nuove sfide che affrontiamo a viso aperto con la semplicità di chi vive la politica con spirito di servizio, senza aspettarsi niente in cambio, con il solo intento di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.Voglio ringraziare Paolo Ciani per la fiducia che ha riposto in me, ancora una volta, affidandomi la responsabilità del coordinamento provinciale di Demos.Ringrazio Mauro Buschini per la sua presenza e per le parole di apprezzamento per il nostro percorso politico dentro a quel “campo largo” più volte richiamato dal Presidente Nicola Zingaretti.Ringrazio Luca Fantini per esserci stato e per l’amicizia che ci consente oggi di riprendere un cammino iniziato insieme con i Giovani del PD. Il nostro impegno nella coalizione provinciale di centrosinistra ci vedrà al lavoro già dai prossimi giorni.Così come ringrazio l’amico Luigi Vacana per la sua presenza e per i suoi richiami alla “bellezza” della politica.Ringrazio Manuela Maliziola, Maria Grazia Baldanzi, Fabio Gervasio con i quali inizieremo la costruzione del partito a livello provinciale.Ringrazio i miei amici e consiglieri comunali di Cassino Bruno Galasso, Alessandra Umbaldo che, insieme a tutti gli amici di Demos Cassino, da un paio di anni, stanno condividendo con me la ricchezza di questa esperienza politica.E, last but not least, ringrazio l’instancabile Fabio Gui per la presenza, la disponibilità e l’amicizia.Questo 2020 non è tutto da buttare, anzi!Questo 2020, per tante ragioni, ci ha confermato che l’unica forza possibile è #laforzadelnoi
Nasce a Cassino il centro di aggregazione giovanile intitolato a Willy Monteiro, intervento di quartiere per il contrasto alla povertà educativa.
Questa ? la macchinina che mi ha regalato Francesco, un piccolo ospite della casa famiglia nella quale sono stato questa mattina perch? mi sembrava il modo migliore per celebrare la Giornata mondiale per la tutela dei diritti dell?infanzia e dell?adolescenza.
Francesco con quel gesto ha sintetizzato nella maniera pi? semplice ed efficace il clima di accoglienza, di familiarit?, di condivisione che si respira in quel posto.
Chi ? abituato a frequentare queste realt? sa bene che non hanno nulla a che fare con la solitudine o la tristezza. Forse vengono da l? ma ben presto si trasformano in storie di bellezza, occasioni di crescita, percorsi che portano bambini e ragazzi che hanno conosciuto la violenza a diventare adulti capaci di fare famiglia e prendersi cura di s? stessi senza bisogno dei servizi.
A noi tocca valorizzare la loro esperienza, avere uno sguardo capace di comprendere la fatica che stanno facendo avendo fiducia in loro, nella loro capacit? di ricostruirsi con l?aiuto dei loro operatori.
E? grazie alla fiducia che si smontano i meccanismi dell?isolamento e li si aiuta a non replicare le situazioni che hanno subito.
L?esperienza della casa famiglia ? proprio questo: un luogo di protezione ma soprattutto una finestra sul futuro, su una nuova possibilit? di vita.
Molti genitori ?trascuranti? riconoscono e ringraziano il lavoro dei servizi e delle strutture perch? grazie a questo periodo di tempo nel quale i minore viene collocato in casa famiglia, loro hanno il tempo e la possibilit? di curarsi e ricostruirsi come persone nuove.
E il gesto di Francesco, nella sua essenzialit?, racconta tutto questo. Sar? in grado di ricambiare da qui a Natale?



Pubblicata la Relazione al Parlamento del Dipartimento Antidroga
E’ un altro altro bollettino di guerra il Rapporto annuale pubblicato dal Dipartimento antidroga che ogni anno racconta le cifre con le quali l’Italia si scopre sempre pi? “dipendente”. L’appuntamento del 26 giugno quest’anno ? slittato di 4 mesi. Il primo dato in aumento riguarda le morti per overdose che da 3 anni crescono stabilmente: l’anno scorso sono morte quasi 400 persone in seguito all’assunzione di una sostanza stupefacente ma questo dato non tiene conto di tutte le morti correlate all’uso di droga come ad esempio quelle per incidenti stradali. Altro dato impressionante ? il quantitativo di cocaina sequestrata, pi? che raddoppiata rispetto all’anno precedente: 8,3 tonnellate nel 2019 contro le 3,6 del 2018. Un record assoluto.
Tra gli adolescenti resta la cannabis la sostanza pi? usata: l’anno scorso 860 mila ragazzi hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nella loro vita, pari al 34% degli studenti italiani.
Fin qui i dati. Agli allarmi ci siamo ormai abituati. Ai dati freddi per? si sovrappongono le tante richieste di aiuto che giungono ai nostri centri d’ascolto e che il covid non ha per niente rallentato.
Era il 12 novembre del 2000, giusto venti anni fa, quando a Cassino, nell’Aula Pacis, si celebr? il primo ed unico Forum regionale per la lotta alla droga, organizzato dall’allora assessore regionale Anna Teresa Formisano per promuovere una strategia della prevenzione coordinata su tutto il territorio della Regione Lazio. Da quel confronto nacquero tanti progetti che in quegli anni rappresentarono un argine importante di fronte alla diffusione delle droghe. Ricordo il centro di aggregazione Argonauti, coordinato dall’ottima Rita Cacciami, come pure Il filo di Arianna per la peer education nelle scuole superiori. Le unit? di strada e i primi incontri di formazione per genitori.
Oggi il fondo di lotta alla droga ? sparito, nelle scuole si sono chiusi i CIC (centri d’ascolto per studenti), i centri di aggregazione giovanile sono spariti dappertutto insieme alla 285. A tutto ci? si aggiungono i temi dell’azzardo e dei videogiochi: il 22% degli studenti ha dichiarato di aver giocato a lotterie on line e di aver acquistato gratta&vinci mentre il 60% dei ragazzi utilizza almeno un’ora al giorno videogiochi su varie piattaforme. Per non parlare dei social: il 94% riferisce di usarli almeno 2 ore al giorno.
In tutto questo i Comuni sostanzialmente non esistono perch? gli aspetti sociali della questione sono stati completamente azzerati: non si fa pi? prevenzione, non si fa pi? reinserimento sociale. Resta la cura che ? di competenza delle Asl in collaborazione con le comunit? terapeutiche. Da quando ? sparito il Fondo di Lotta alla Droga i Ser.D. e le Comunit? sono rimasti gli unici servizi aperti.
Eppure il disagio, il vuoto, la solitudine di tantissimi adolescenti iperconnessi abbonda nelle scuole, nelle case, sulle strade delle nostre citt?, come ? possibile che alle amministrazioni comunali non venga riconosciuto alcun ruolo? Qualche sindaco “sceriffo” ci ha provato con qualche ordinanza, qualcun altro promuovendo azioni di prevenzione a budget zero. Ma il disagio dei giovani, prima di tradursi in devianze e dipendenze, si consuma nelle nostra citt?, soprattutto nel loro tempo libero.
Per questo ? indispensabile restituire un ruolo ai Comuni, ci vorrebbe una legge regionale che dia ai Sindaci gli strumenti per coordinare una strategia di prevenzione rivolta ai cittadini pi? giovani e messa in campo da una rete di soggetti istituzionali e del terzo settore. Ma deve essere un’azione specifica per ogni comune perch? non ? possibile che un adolescente di Acquafondata debba scendere a Cassino per usufruire di un servizio di prevenzione. E neanche pu? essere che, come avveniva negli anni ’90, i servizi di prevenzione vengano erogati solo attraverso la scuola perch? ? nel tempo libero che accadono le cose pi? importanti nella vita dei ragazzi. Possono accaderne di meravigliose ma anche di terribili. Presidiare il tempo libero, questa ? la sfida che abbiamo davanti ma serve una Regione che capisca che non si pu? continuare a rinviare. Serve una Regione che dia ai Comuni gli strumenti giusti. Servirebbe almeno un luogo dove parlare di queste cose. Se lasciamo il tema delle dipendenze al settore sanitario potremo migliorare i sistemi di cura ma oggi ? necessario recuperare energia per incrementare i sistemi di prevenzione.
(di Don Antonio Mazzi) ? stato superato ogni limite e, a causa di personaggi irresponsabili e borderline, la morte fisica e la depressione generale hanno ridotto l?Italia a terzo mondo
Caro direttore, noi del Terzo Settore dobbiamo diventare forza politica e smettere di fermarci alla distribuzione dei pani e dei pesci, mentre una gabbia di matti in quel di Roma non ha ancora capito che sono loro la principale causa, dopo il coronavirus, della doppia disgrazia che sta maciullando l?intera Italia. La prima disgrazia, inutile dirlo, ? la bestia che avanza a velocit? sempre pi? micidiale mentre i nostri baruffano. La seconda sono le manifestazioni in cui devastatori si frammischiano tra gli onesti e i veri colpiti dal disastro. Le due cose insieme allargano il fenomeno rendendolo, oltre che sanitario ed economico, quasi terroristico. Non sottovalutiamolo. Devono essere i sindacati per primi a capire che stanno crescendo fianco a fianco il dolore e la trasformazione del dolore in macelleria sociale. E noi del Terzo Settore dove siamo?
Non sarebbe ora di scomodare, fregandocene di tutto e di tutti, i Palazzi delle baruffe obbligandoli a fare le dieci cose che anche il direttore Fontana ha suggerito nel giornale? Il primo a far disastri dentro il Tempio ? stato Cristo, quando ha capito che il Tempio veniva scambiato per il mercato delle vacche. E noi? ? stato superato ogni limite e, a causa di personaggi irresponsabili e borderline, la morte fisica e la depressione generale hanno ridotto l?Italia a terzo mondo. Una nazione diventata terzo mondo, perch? governata da incoscienti pi? attenti ai loro orticelli ?sacri? che ai veri campi di battaglia. Se torniamo un po? indietro nella storia, troveremo in periodi come questi preti e cattolici veri in testa al popolo, da Martin Luther King in poi. Non credo che Cristo volesse gente che accende candele alla Madonna permettendo nel contempo alla politica di giocare a chi urla e a chi offende di pi?. L?Italia vera non ? viva ma intubata e l?Italia ?dei violenti?, invece, ? pi? viva che mai. Urge vederci presto ?insieme?. Il detto ?In medio stat virtus? mettiamolo in biblioteca e teniamolo buono per, spero, tempi nuovi.
L’8 novembre del 2000 veniva approvata la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Fu uno dei regali pi? belli di una stagione politica entusiasmante che vide il centrosinistra unito sotto il segno dell’Ulivo di Romano Prodi.
A vent’anni da quella legge ? doveroso, almeno per chi si occupa di politiche sociali, cogliere l’occasione per una rilettura ed una verifica sulla sua attuazione.
Mi piace molto ricordare anche che uno dei relatori di quella legge fu il “nostro” senatore Lino Diana che nei suoi 3 mandati parlamentari fece onore alla provincia di Frosinone.
Per me la parola chiave di quella legge era ed ? sussidiariet?: non tanto quella verticale che ripartisce le competenze fra gli organi di governo nazionali e territoriali che sulla riforma del titolo V della Costituzione si ? un po’ arenata, quanto piuttosto per la sussidiariet? orizzontale, quella che prevede, ad ogni livello la collaborazione con il privato sociale, il terzo settore, nell’analisi dei bisogni, nella progettazione, nella programmazione e nella realizzazione degli interventi sociali.
Un sistema di erogazione dei servizi fortemente incentrato sulla relazione tra enti locali e organizzazioni non profit alle quali viene riconosciuto un ruolo rilevante.
Bisogna dire che su molti territori, fra cui il nostro, l’attuazione di questa collaborazione ? rimasta lettera morta fatto salvo qualche episodio sporadico che ? da considerarsi tutt’altro che la concertazione prevista dalla 328.
Una legge fortemente innovativa, nata in un tempo che fu definito “primavera delle politiche sociali”, che, di fatto, nei suoi punti principali pu? dirsi tranquillamente non applicata. E invece, probabilmente, in tempo di pandemia avrebbe mostrato la sua forza e non sarebbe prevalsa la cultura dei bonus che per questo governo sono l’unica risposta ad ogni problema.
Malgrado la crisi economica del 2009 si ? dovuti arrivare al 2017 per vedere uno dei primi effetti concreti della 328, il Reddito d’inclusione, poi diventato reddito di cittadinanza. Nel frattempo l’integrazione socio-sanitaria e tutta una serie di altri temi come la salute mentale, le dipendenze, il dopo di noi, sono rimasti al palo.
Oggi ? evidente come la medicina territoriale dovrebbe essere interconnessa ai servizi sociali in una logica di welfare comunitario capace di generare interventi personalizzati. Dobbiamo restituire al sociale un ruolo importante, capace di orientare anche tutte le altre politiche, perch? il prendersi cura delle persone fa bene a tutta la societ?, promuove la partecipazione e il senso di responsabilit? collettivo. Come dice il Papa “siamo tutti sulla stessa barca”.
Purtroppo negli ultimi anni si sono fatte scelte diverse: il bonus beb? al posto dei servizi per l’infanzia, le agenzie interinali al posto delle cooperative sociali, l’intervento di cura sanitaria in mancanza degli interventi di prevenzione sociale. Oggi l’Italia spende 130 miliardi in interventi sanitari e solo un miliardo e mezzo in interventi sociali. Eppure sappiamo che un euro speso in prevenzione ne fa risparmiare 9 in interventi di cura.
Malgrado ci? i servizi sociali continuano a reggere e durante il primo lockdown hanno dimostrato una efficienza per molti inaspettata. Malgrado ci? la gente ha imparato a conoscere, ad apprezzare e a fidarsi dei servizi sociali e tutti guardano al mondo del sociale con rispetto.
A questo punto, passati i vent’anni, bisogna diventare adulti. Bisogna sostenere adeguatamente i livelli essenziali di assistenza. Bisogna vigilare affinch? la collaborazione con il Terzo settore si vera e concreta, affinch? i piani di zona siano realmente lo specchio di una concertazione e di una programmazione condivisa e non invece un documentino compilato giusto per rispettare le formalit?. Bisogna dare alle persone gli strumenti affinch? possano dare dignit? alla propria esistenza anzich? lasciarle a vita dipendenti da servizi con risorse insufficienti.
Dobbiamo ancora uscire dal pantano dell’assistenzialismo e pensare strategie nuove capaci di garantire i diritti delle persone. Era questo lo spirito della 328 e noi oggi abbiamo la responsabilit? di non rinnegarlo. Solo per fare un esempio, penso all’art. 14 della 328 che prevedeva i “Progetti individuali per le persone disabili”. Si sono trasformati in bonus economici neanche rivolti a tutti. Come a dire: non siamo capaci di costruire progetti personalizzati e allora vi diamo dei soldi. solo se avete un ISEE basso, per?!
Forse ? tempo di darci una mano fra Comuni, Asl, Universit? e Terzo settore per far s? che il sociale si senta meno solo. So che l’Amministrazione provinciale non ha pi? nessuna competenza in materia di politiche sociali ma la Regione Lazio ? troppo lontana per avviare una seria riflessione sul sistema dei servizi sociali nel nostro territorio, sulle prospettive di integrazione socio-sanitaria, sulla reale collaborazione fra pubblica amministrazione e privato sociale.
Mi domando se non si possa aprire una stagione nuova che, partendo dalla riflessione sulla tenuta dei servizi sociali al tempo del covid, in occasione dei 20 anni della 328, possa restituire centralit? alle politiche di coesione sociale.
Un presidio educativo per prevenire risse e spaccio
Sabato notte l’Unit? mobile in piazza con Asl e Amministrazione comunale in prima linea
Le Istituzioni scendono in piazza per stare tra i giovani. Una iniziativa fortemente voluta dal Sindaco Enzo Salera sulla quale si ? messo al lavoro l’Assessore alle Politiche giovanili Luigi Maccaro coinvolgendo l’Unit? mobile di Exodus, il Ser.D. di Cassino e il Dipartimento dipendenze della ASL di Frosinone.
Insieme alle istituzioni che da anni si occupano di dipendenze ci saranno i volontari del servizio civile e nel corso delle prossime settimane si aggiungeranno altre associazioni che hanno a cuore il divertimento notturno sano e rispettoso delle regole.
Per questo lo slogan che ? stato scelto per l’iniziativa ? “Non rubate la notte ai giovani”, per non confondere le regole con il diritto naturale dei giovani a divertirsi.
?La notte ? il luogo ideale per i ragazzi – afferma Luigi Maccaro – il momento in cui la societ? ufficiale, quella ordinata e istituzionale va a dormire e prende spazio quella che contesta, che trasgredisce, che cerca una propria identit? attraverso la sfrontatezza, mettendo alla prova i limiti propri e della societ?. ? naturale ed ? giusto che, tra i 16 e i 25 anni, sia cos??.
?Dobbiamo renderci conto – prosegue Luigi Maccaro – che la vera scommessa nella formazione dei giovani sta tutta nel tempo libero! Famiglia e scuola sono gi? in qualche modo presidiate. Si possono formare e supportare genitori e insegnanti ma il deserto educativo sta nel tempo libero. E’ l? che dobbiamo stare perch? l?, nel tempo libero, nascono i conflitti e gli amori, la noia e le passioni, le depressioni e i protagonismi?.
?Ed ? altrettanto giusto – aggiunge il Sindaco Salera – che gli adulti non si limitino a criticare, che l’amministrazione non si limiti a fare ordinanze, bisogna fare di pi?. Bisogna presidiare i luoghi del divertimento affinch? le “teste calde” capiscano che non c’? spazio per certe esagerazioni?.
“Non rubate la notte ai giovani” ? rivolto agli stessi giovani che in alcuni casi, pochissimi per fortuna, trasformano il divertimento in tragedia. ? rivolto ai gestori dei locali che vendono alcol ai minorenni, agli spacciatori che rovinano la vita di moltissimi adolescenti. ? rivolto ai bulli sempre in cerca di una rissa e a coloro che bevono fino a collassare.
Ma ? rivolto anche ai genitori che devono avere consapevolezza che l’educazione richiede perseveranza e testimonianze positive, ? rivolto agli insegnanti che a scuola devono fornire anche competenze sociali, ed ? rivolto a tutti gli adulti che vorrebbero i giovani tutti a casa entro le 22 in modo da non doversi confrontare con il proprio compito educativo.
Questo primo passo serve ad aumentare la consapevolezza in citt? che la movida sicura ? una responsabilit? di tutti e che la comunit? locale, le istituzioni, i cittadini, il privato sociale devono fare squadra per la serenit? collettiva.
Il mondo del commercio e della cultura hanno cominciato alla grande recuperando alcune zone del centro citt? al divertimento sicuro e sottraendole al bullismo e allo spaccio. Ora servono politiche giovanili pi? dirette alla prevenzione del disagio, delle devianze e delle dipendenze.
Sabato notte si comincia. Il presidio di piazza Labriola sar? attivo dalle 19 alle 2 di notte. Gli operatori distribuiranno gadget porta-mascherine per ricordare anche la necessit? di prevenire il contagio da covid-19 ma ci saranno anche alcol-test monouso, mascherine e materiale informativo.
Voto NO perch? il problema non sta nel numero dei parlamentari ma nel modo in cui vengono eletti, o meglio, nominati.
Voto NO perch? non se ne pu? pi? di questa deriva populista, demagogica e autoritaria guidata dalla Lega e dal M5S che per potersi esprimere ha bisogno di delegittimare il Parlamento.
Voto NO perch? questo ? uno sfregio alla Costituzione.
Voto NO perch? ridurre dello 0,007% la spesa pubblica italiana abbattendo la rappresentativit? dei territori in Parlamento non ha senso. Gi? sono praticamente nominati dalle segreterie dei partiti, cos? saranno sempre meno e sempre pi? controllabili da pochi oligarchi populisti.
Venerd? mattina la consegna dei nuovi mezzi e la prima corsa del taxi sociale
Il nuovo ufficio per le persone disabili dell’Assessorato alla Coesione sociale ha avviato le proprie attivit? con un pacchetto di iniziative che saranno presentate venerd? 11, a partire dalle 9.30, in una conferenza stampa presso la Sala Restagno.
Si comincer? con la consegna di due nuovi automezzi per il trasporto disabili che la ditta PMG ha fornito al Comune di Cassino grazie alla generosit? di numerosi sponsor ai quali verr? consegnato un riconoscimento direttamente dalle mani del Sindaco Enzo Salera.
Ed ? anche grazie a questi automezzi che potr? partire il servizio di Taxi sociale che in seguito all’avviso pubblico sar? gestito dalla cooperativa Arca che ha gi? la responsabilit? del Centro diurno “Arcobaleno” e che in questi mesi di chiusura causa covid sta sostenendo le famiglie degli utenti con interventi di assistenza domiciliare. D’altra parte anche il Centro di Caira ben presto dovr? utilizzare una formula pi? flessibile, un mix tra assistenza in struttura e assistenza domiciliare che consenta anche di raggiungere un maggior numero di utenti.
Nel corso dell’incontro sar? presentato anche il gruppo di lavoro per la stesura del P.E.B.A. (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche) che vedr? nella prima fase di lavoro il censimento delle barriere architettoniche sulle quali intervenire. Anche i cittadini potranno segnalare gli ostacoli presenti in citt? attraverso un’apposita pagina del sito del Comune (vedi), gi? attiva, dove si potr? descrivere la situazione ed anche caricare delle foto.
Scritto ormai da tempo il Regolamento per la Consulta per i diritti delle persone disabili, prima di approdare in Consiglio comunale, verr? presentato alle associazioni per recepire eventuali osservazioni. Sar? un organismo di confronto, valutazione e promozione delle azioni e delle politiche in tema di disabilit?, favorendo lo scambio tra l?Amministrazione comunale e il tessuto associativo della nostra citt?.
?Desidero sottolineare – ha dichiarato il Sindaco Enzo Salera – il senso di responsabilit? sociale degli imprenditori locali, che abbinano il proprio marchio e la propria immagine ad una iniziativa sociale realizzata per il benessere della comunit? offrendo un valido supporto ai servizi socio-assistenziali comunali. Il finanziamento dei veicoli, del loro mantenimento e la realizzazione del servizio, ? infatti possibile grazie a imprese del territorio cui va il ringraziamento di tutta l’Amministrazione comunale. Tutte queste imprese hanno valori comuni e la consapevolezza che il benessere di s? stessi e della propria azienda ? strettamente legato alla comunit? nella quale vivono ed operano?.
?Ringrazio il personale dell’Assessorato per l’impegno in queste iniziative, che sarebbero partite all’inizio di quest’anno se non ci fosse stata la pandemia – aggiunge Luigi Maccaro, Assessore alla Coesione sociale – ma la vera sfida nel campo della disabilit? ? il sostegno ai caregiver familiari con aiuti economici diretti. Con il lockdown ci siamo resi conto ancora di pi? di quanto in realt? il welfare si regga sulle famiglie?.
In questa direzione va la proposta di legge regionale presentata dal capogruppo di Demos alla Regione Lazio Paolo Ciani per riconoscere, valorizzare e sostenere tutti coloro che all’interno delle famiglie si prendono cura di persone disabili o anziani non autosufficienti. Nel Lazio sono cura 750mila persone alle quali va riconosciuta la funzione indispensabile che svolgono per tutta la societ?.
Con il solito stile equivoco un altro drappello di parlamentari M5S ha pensato di approfittare della confusione degli Stati generali per proporre al Presidente Conte un documento finalizzato a rimettere in moto il percorso legislativo di legalizzazione della cannabis.
Non soddisfatti di aver messo i ragazzi italiani all?ultimo posto fra le preoccupazioni dell?emergenza Covid, dopo aver considerato la scuola la cosa pi? inutile del Paese, dopo aver fatto altro debito che nei prossimi anni ricadr? sulle spalle dei nostri figli, mancava la ciliegina sulla torta: la legalizzazione della cannabis per affossare definitivamente il futuro di migliaia di ragazzi.
Come se non bastassero disoccupazione e politiche esclusivamente assistenzialiste a pregiudicarne ogni prospettiva.
Ovviamente il piede di porco per scardinare quel che resta dell?impostazione educativa del Paese ? rappresentato dal colpo che verrebbe dato alle organizzazioni criminali e al maggior gettito fiscale derivante dalla vendita legale dei prodotti derivati dalla cannabis.
Questo approccio si basa sull?ammissione di un fallimento dello Stato che ammetterebbe l?impossibilit? a fare di pi? nell?azione repressiva contro la diffusione di cannabis e suoi derivati che finirebbe per abbandonare tale fronte al fine di liberare uomini e mezzi per contrastare altri fenomeni criminali, evidentemente ritenuti pi? importanti.
Come a dire: ?E? una guerra che stiamo perdendo, arrendiamoci e dedichiamoci ad altri fronti?.
Ovviamente nella presentazione di questa ipotesi non si fa nessun cenno all?incremento dei consumi di cannabis che si potrebbero registrare in seguito all?approvazione della nuova normativa. Nessuna considerazione sugli aspetti non utilitaristici di un simile intervento normativo: al di l? dell?ipotizzato maggior gettito fiscale e dell?ipotizzato colpo agli interessi della criminalit? mafiosa, visto che la droga fa male – e questo ? un dato oggettivo che include la cannabis -, quanto male far? lo Stato ai suoi giovani offrendo loro lo sballo ?legale??
Immaginare che all?indomani di questo provvedimento i consumatori di cannabis smettano di rivolgersi al mercato illegale ? semplicemente un?illusione. Infatti il carico fiscale inciderebbe sul prezzo del prodotto-cannabis provocando una diversa offerta fra mercato nero e mercato legale. Il prezzo finale del prodotto sul mercato finale si andr? a comporre sommando:
Consumatori abituali, persone dipendenti da sostanza stupefacente, tossicodipendenti.
I quali continueranno a scegliere il mercato illegale capace di soddisfare i propri bisogni a prezzi certamente pi? contenuti.
Quel che resta dunque degli ?introiti? derivanti dalla vendita legale di cannabis andrebbe infine confrontato con la maggiore spesa sociale e sanitaria derivante dal sicuro aumento dei consumatori.
L?abbiamo visto sia con il fumo che con il gioco d?azzardo. Mentre con il fumo, norme pi? restrittive e maggiore consapevolezza sulla dannosit? hanno generato una diminuzione dei fumatori, nel gioco d?azzardo la legalizzazione, gli scarsi controlli sul gioco dei minori, la pubblicit? sconsiderata hanno provocato un aumento dei giocatori e dei giocatori patologici.
Con la cannabis sarebbe la stessa cosa. Inoltre, venendo meno lo stigma sociale, anche il primo approccio con la sostanza stupefacente sarebbe molto pi? facile: la si trova in vendita legalmente ed ? pure controllata?
Anche solo un aumento del 20% degli attuali consumatori di cannabis (500.000), significa migliaia di persone in pi? da curare presso SerT, Comunit?, Centri per la Salute mentale, per non parlare di altri problemi come quelli legati all?apparato respiratorio e ai tumori.
E per non parlare del riflesso, anche economico, sulla societ? intera di queste migliaia di persone che diventano inattive.
Secondo i dati riportati nell?ultima Relazione al parlamento i giocatori d?azzardo patologici sono oggi oltre 1 milione. Se si considerano quelli problematici si arriva a 2 milioni di persone. E questo ? il risultato della operazione di legalizzazione del gioco d?azzardo.
Ma al di la di questo noi siamo contrari a questo disegno di legge perch? si da degli obiettivi sulla pelle dei ragazzi italiani, delle persone pi? fragili, di coloro ai quali invece si dovrebbe offrire ben altro: lavoro, universit?, opportunit? di costruirsi un futuro.
La cannabis ? un capriccio: accettare questo tipo di approccio da parte dello Stato sarebbe tremendo. Lo Stato che sfrutta la debolezza dei propri cittadini per fare cassa. Cos? come gi? avviene oggi per il gioco d?azzardo!
Invece noi aspettiamo:
Due realt? sociali importanti, La Piccola sosteria della coop. La Tana e il Civico Sociale della coop. I Naviganti hanno deciso di non riaprire in seguito alla pandemia, ai lunghissimi tre mesi di chiusura e alle nuove regole che per motivi diversi abbassano notevolmente la sostenibilit? economica di queste imprese sociali.
La citt? di Cassino rischia di perdere due occasioni importanti, due punti di riferimento per centinaia di persone che hanno scelto di vivere, di comprare, di mangiare, di stare insieme in maniera differente, mettendo al primo posto valori che in certi luoghi, oltre che professati possono essere anche praticati. Ma io credo che sia possibile trasformare questo rischio in una opportunit?, solo se insieme, al di l? delle parole, saremo in grado di lavorare fianco a fianco per inventare strade nuove.
In tanti abbiamo manifestato la solidariet? e l’affetto a Paola Lucchetti, a Simona Di Mambro e a tutti i cooperatori che insieme a loro hanno scommesso su un’avventura imprenditoriale e sociale allo stesso tempo ma nella doppia veste di cooperatore e di amministratore sento il dovere di guardare avanti, coltivare speranza e avere fiducia nel futuro.
Sono passati ormai vent’anni da quando insieme ad altri educatori abbiamo fondato la cooperativa sociale di Exodus e so molto bene cosa significa contemperare l’attivit? produttiva e l’inserimento lavorativo di persone fragili, il pagamento degli stipendi, delle tasse come fa qualunque impresa e la dimensione sociale, la sostenibilit? ambientale, il rispetto dei valori.
E non ? vero, come purtroppo molti pensano che le imprese sociali, in quanto onlus, hanno costi di gestione pi? economici: il risparmio fiscale derivante dall’inserimento lavorativo di un soggetto svantaggiato ? identico, qualunque sia il tipo di impresa che lo assume.
Piuttosto, quello che ? mancato probabilmente finora, ? un sentire comune, una condivisione che faccia sentire meno soli in un tempo di crisi, o meglio, di cambiamento. E’ per questo che abbiamo gi? fatto delle riunioni con alcune cooperative sociali, tra cui la Tana e I Naviganti, per iniziare costruire una strada comune, da percorrere insieme, per promuovere l’economia sociale sul nostro territorio.
D’altra parte, specialmente in questo momento, la via pi? saggia per la ripartenza economica ? quella del non profit, che gi? nel pieno della crisi dopo il 2009, ? stato l’unico settore che ? cresciuto in termini di produzione e di occupazione: oggi bisogna salvaguardare la sopravvivenza delle imprese e dei posti di lavoro e il concetto di profitto andr? probabilmente riconsiderato.
Quale pu? essere oggi il compito di una Amministrazione comunale? Si pu? riassumere in una sola parola: co-progettazione. Dentro questa parola c’? una visione, quella secondo la quale il Terzo settore ? un segmento importante dell’economia locale che produce beni, servizi e occupazione e in quanto tale va promosso e valorizzato all’interno di un sistema economico complesso. C’? una missione che l’ente locale deve sentire propria ed ? quella di sostenere le imprese sociali attraverso partnership operative nei confronti della Regione o dell’Europa attraverso la partecipazione a bandi e avvisi pubblici per il reperimento di risorse. C’? uno stile improntato alla ricerca della pari dignit? fra pubblico e privato sociale perch? ad obiettivi comuni si concorre con uno sforzo comune. C’? infine e soprattutto l’idea che “fare sistema” significa rimboccarsi le maniche, spogliarsi dei ruoli, condividere sofferenze, sogni e progettualit?.
L’economia sociale della nostra citt? pu?, e dovrebbe a mio avviso, fare un salto di qualit? ma lo dobbiamo fare insieme: due decenni di gavetta ormai sono sufficienti per co-progettare uno spazio d’azione che veda le cooperative sociali come avamposti dell’economia che verr?, economia che non potr? pi? fondarsi sul profitto ma sulla condivisione. E sulla condivisione c’? tutto il tema dei beni comuni, a partire da quelli confiscati alla criminalit? organizzata per arrivare agli spazi pubblici non utilizzati o a quelli utilizzati parzialmente.
Immagino ad esempio che il Civico sociale potrebbe rivivere all’interno dell’ex pub Highlander nel quartiere Colosseo, diventare luogo di reinserimento per donne vittime di violenza ospiti di una casa rifugio, in una logica di integrazione capace di ampliare la percezione della propria esperienza imprenditoriale come bene comune. Cos? come immagino che la coop. la Tana potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella riconversione al biologico delle mense scolastiche.
Le cose cambiano, i tempi cambiano, i bisogni cambiano, le condizioni cambiano. Inutile cercare di convincere Simona a non chiudere il Civico sociale perch? oggettivamente sono venute meno le condizioni ed oggi bisogna avere la capacit? di reinventare quell’esperienza, con gli stessi obiettivi ma con modalit? diverse, condivise in una logica ri-generativa. Non possiamo piangerci addosso, dobbiamo rimboccarci le maniche e dobbiamo farlo insieme.

Io credo che esistano due modi di fare politica: il primo consiste nell’adoperarsi per trovare soluzioni a beneficio di tutti i cittadini, il secondo consiste nel trovare soluzioni a problemi individuali di singoli cittadini.
Nel primo caso il consenso si guadagna esclusivamente sulla base dell’opinione pubblica, nel secondo caso il consenso si guadagna sulla base della relazione personale fra il cittadino che ha avuto bisogno di una soluzione e il politico che si ? adoperato per trovare quella soluzione.
Non si pu? negare che nel secondo caso, in campagna elettorale, il politico che ha l’abitudine di risolvere problemi personali a singoli cittadini terr? bene in evidenza la lista dei cittadini per i quali si ? adoperato per risolvere il problema personale che avevano.
Ecco io credo che noi ogni giorno abbiamo davanti queste due possibilit? e possiamo scegliere tra l’impegno per le soluzioni individuali e l’impegno per le soluzioni collettive. Questa ? una cosa che riguarda tutti noi, nessuno escluso.
Don Lorenzo Milani, nel libro “Lettere ad una professoressa” scrisse: “Ho imparato che il problema degli altri ? uguale al mio. Sortirne tutti insieme ? politica. Sortirne da soli ? avarizia”.
Ecco, noi dobbiamo trovare soluzioni che riguardano tutti i cittadini e garantire l’accesso a quelle soluzioni per chi ne ha bisogno.
Le racconto e Vi racconto un episodio che ? emblematico di una situazione che la nostra Amministrazione si ? incaricata di cambiare radicalmente. Nelle prime settimane di lavoro come Assessore ho chiesto di vedere la parte del Bilancio che riguarda i Servizi Sociali. Eravamo credo verso la fine di luglio. Una delle voci riguardava un fondo per sostenere persone in difficolt? nel pagamento delle bollette e ammontava a circa 12 mila euro. Ho domandato quanto ci fosse ancora disponibile dato lo stanziamento e dato il fatto che eravamo gi? praticamente ad agosto. La risposta ? stata “I 12 mila euro sono tutti l?, non abbiamo usato niente”. E come ? possibile? Mica le bollette si pagheranno solo nel secondo semestre? Volete sapere la risposta? “Eh, Assesso’ che volete, prima veniva sempre qualche consigliere che accompagnava qualche persona in difficolt? e noi, verificato lo stato di bisogno, gli pagavamo la bolletta. Poi, a febbraio ? caduta l’Amministrazione e quindi non ? venuto pi? nessuno, perci? i soldi stanno ancora l?“.
Ecco io credo che in un paese civile se c’? un budget per pagare le bollette, si dice pubblicamente, si fa un avviso pubblico, i cittadini fanno la domanda, si stila una graduatoria e si danno i soldi. I consiglieri comunali non si possono sostituire agli assistenti sociali. Anche perch? poi gli assistenti sociali non fanno campagna elettorale, mentre i consiglieri si. E non ? bello approfittare della condizione di bisogno di un cittadino per consolidare una relazione che poi si potrebbe trasformare in un voto.
Per questo il lavoro di intermediazione che lei si ? preso la briga di fare nella presentazione delle domande per i buoni spesa ? stato giudicato male. Sin dal primo momento abbiamo detto che non avremmo accettato intermediazioni nella presentazione delle domande, men che meno da parte di politici e consiglieri comunali.
C’? anche un altro motivo: la normativa prevede che i buoni spesa sono destinati alle persone in carico ai servizi sociali mentre per i nuclei familiari NON in carico ai servizi sociali, gli uffici devono provvedere a prenderli in carico. Per prendere in carico un nucleo familiare bisogna instaurare una relazione con esso. Fare domande, ascoltare risposte, conoscere la storia, la situazione economica, gli effetti che la pandemia ha provocato su quel nucleo familiare come la perdita di lavoro o l’insorgenza di malattie, l’eventuale presenza di minori e tante altre cose.
Dunque ognuno faccia il proprio mestiere: per aiutare le persone nei loro problemi personali ci sono gli assistenti sociali. Per elaborare le strategie di sviluppo di una citt? ci sono i politici. Bisogna solo scegliere da che parte stare perch? fare le due cose insieme poi in campagna elettorale si genera una confusione a mio avviso poco rispettosa della dignit? delle persone che in nessun modo devono sentirsi obbligate nell’espressione del proprio voto elettorale.
Un’altra cosa la voglio dire a proposito dei Volontari visto che lei per conoscere i nomi delle 83 persone che hanno dato la disponibilit? a partecipare alle attivit? del servizio “CassinoRisponde” ha fatto addirittura una richiesta di accesso agli atti. Io credo che i consiglieri, soprattutto quelli della minoranza, abbiano il diritto di conoscere gli atti amministrativi per verificarne la correttezza, la trasparenza e quant’altro. E noi della maggioranza vi ringraziamo per questo lavoro di controllo perch? cos? se facciamo degli errori voi ce lo segnalate e noi evitiamo di finire magari in Procura come purtroppo ? accaduto nel passato recente.
Ma la lista dei nomi dei volontari a cosa le serve lei lo dovrebbe spiegare, dovrebbe dire in quale modo conoscere quegli 83 nomi le sar? utile a verificare la correttezza dell’operato di quest’Amministrazione. Perch? se lei non lo spiega, e nella sua istanza di accesso agli atti lei non lo ha spiegato, allora si pu? pensare di tutto. Si tratta di informazioni personali, per me ? una gravissima violazione della privacy che nulla ha anche fare con il giusto compito di controllo che spetta alla minoranza.
Io credo che non si sia mai verificata nella nostra citt? una mobilitazione cos? importante e generosa da parte di volontari singoli, non associati, e di associazioni e organizzazioni di volontariato che si sono messi a disposizione dell’Amministrazione comunale per aiutarci a fronteggiare le necessit? dovute a questa pandemia.
Come sapete sono cresciuto nel mondo del volontariato e conosco bene la prudenza con la quale i soggetti del volontariato si avvicinano alle Istituzioni nella preoccupazione che la politica possa in qualche modo voler utilizzare la genuina disponibilit? di chi vuole mettersi al servizio della collettivit?.
Questo ? il motivo per cui io ho sentito e sento la necessit? di proteggere la serenit? e la privacy dei volontari nel momento in cui un politico, nell’ambito della sua legittima attivit? di controllo sull’operato della maggioranza, utilizza lo strumento dell’accesso agli atti per conoscere l’identit? delle persone che – mettendo a rischio la propria salute – hanno scelto di servire la collettivit? collaborando con l’Assessorato.
I Volontari si sono avvicinati perch? si fidano di questa amministrazione e questa amministrazione ha il dovere di proteggerli. Far circolare elenchi nominativi senza nessun motivo trovo che sia lesivo della dignit? dei volontari stessi.
Ci? che invece ho detto e che voglio confermare in quest’Aula ? che i politici devono avere grande rispetto per i Volontari, oserei dire ammirazione nei confronti di persone che hanno uno spirito di servizio, di dedizione al bene comune, di generosit? nei confronti del prossimo, che agiscono in maniera disinteressata e che vivono valori che nel mondo politico forse sono pi? facilmente dimenticati. Bench? Paolo VI parl? della politica come della forma pi? alta di carit?.
Quindi se lei consigliere Evangelista deve fare attacchi – per fare in modo che i giornali si occupino di lei – attacchi pure il sottoscritto ma lasci stare i volontari.
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