Conferenza nazionale sulle dipendenze:
A pochi giorni dalla chiusura della Conferenza nazionale sulle dipendenze, resta la sensazione di un evento che ha segnato un punto di svolta.
Per la prima volta dopo molti anni, istituzioni e operatori hanno condiviso la stessa consapevolezza: il sistema attuale non basta più.
Abbiamo una legge — il DPR 309 del 1990 — che ha ormai trentacinque anni. È nata in un contesto dominato dall’emergenza eroina, ma oggi la realtà è completamente diversa: nuove sostanze, nuove forme di dipendenza, nuove fragilità.
Eppure, i meccanismi di presa in carico e cura sono rimasti sostanzialmente gli stessi.
Il vero problema non è solo quanti accedono ai servizi, ma quanto tempo passa prima che questo avvenga.
Tra l’insorgenza del problema e l’inizio del trattamento passano spesso otto o dieci anni. Un tempo lunghissimo, in cui le persone e le famiglie si consumano nella solitudine.
Serve un cambio di paradigma: abbattere il tempo di latenza, creare sistemi diversi e innovativi di presa in carico, capaci di raggiungere chi oggi è lontano dai servizi — giovani, lavoratori, professionisti, persone che non si riconoscono nell’immagine tradizionale della dipendenza.
Questo significa ripensare il modo in cui il sistema si avvicina alle persone, costruendo una rete territoriale fatta di luoghi di prossimità: centri di ascolto, sportelli comunali, scuole, parrocchie, comunità, unità di strada.
Ogni spazio può diventare un punto di contatto, un’occasione per intercettare un disagio e trasformarlo in domanda di aiuto.
Allo stesso tempo, è indispensabile riconoscere il ruolo del privato sociale accreditato, che da decenni affianca i servizi pubblici offrendo non solo cura, ma anche accompagnamento educativo, formazione e reinserimento lavorativo.
Le comunità terapeutiche non sono luoghi di custodia: sono laboratori di vita, dove la relazione diventa parte integrante del processo di cura.
L’appello emerso da questa Conferenza è chiaro: serve una riforma strutturale del sistema, capace di dare coerenza, continuità e risorse a un lavoro che ogni giorno migliaia di operatori portano avanti con passione e competenza.
Una riforma che rimetta al centro la persona, e che consideri la dipendenza non solo come problema sanitario, ma come espressione di una fragilità umana, sociale e relazionale.
Il Presidente Mattarella ha parlato di “impegno corale”.
Il Papa ha ricordato che nessuno deve sentirsi solo.
Ecco, se da questa Conferenza resterà almeno questo spirito di unità e responsabilità condivisa, allora potremo dire che qualcosa si è mosso davvero.
Ma la strada è ancora lunga: per trasformare gli slogan in scelte, servirà il coraggio di scrivere una nuova legge sulle dipendenze, più giusta, più moderna, più vicina alle persone.

“Il rapporto fra Demos e Partito Democratico – ha risposto – è di piena collaborazione nell’ambito della coalizione di centrosinistra. Ma oggi, con la polarizzazione portata al massimo, è evidente che il cattolicesimo democratico e il cristianesimo sociale hanno bisogno di margini d’azione, spazi di rappresentanza, possibilità di incidere concretamente. Questo spiega il fermento partito a Trieste nella Settimana sociale, passato per l’incontro di Milano e destinato a ritrovarsi a Roma quanto prima. Quindi accogliamo volentieri l’invito del Sen. Lino Diana ad essere “lievito” per allargare il perimetro di rappresentanza culturale e politica ma ciò che conta in questo momento è camminare insieme, confrontarsi, costruire soluzioni condivise per dare risposte alle persone, alle famiglie, alle imprese. Lino è il più autorevole rappresentante del cattolicesimo democratico, non solo della nostra Provincia, e per questo è un punto di riferimento per tutti noi a prescindere dal partito in cui militiamo”.

“Ad ascoltare l’intervento di Trump al suo insediamento alla Casa Bianca sembra che nella società odierna non ci sia più spazio per l’amicizia tra i popoli, per la solidarietà verso gli ultimi, per il dialogo costruttivo anche fra parti opposte. E visto che questo sembra essere il vento che soffia dovunque nel mondo, c’è bisogno di riaffermare la cultura del noi, il progresso orientato a sostenere i più fragili, l’attenzione soprattutto alla classe media che non arriva a fine mese. Soprattutto il tema della speranza, della fiducia nel futuro che vede nella denatalità uno degli effetti più preoccupanti. E quindi – come ha detto l’altro ieri il cardinale Zuppi – c’è bisogno che i cristiani, guidati dai principi della Dottrina sociale della Chiesa, partecipino con passione e responsabilità al dibattito pubblico e contribuiscano alla costruzione del bene comune. E’ tutto qui il senso del nostro impegno in politica. Attraverso azioni concrete per promuovere solidarietà e giustizia sociale”.




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