Il Lazio inciampa nelle slot

Il Lazio inciampa nelle slot

Tanto tuonò che piovve. Dopo quasi dieci anni di rinvii alla fine la Regione Lazio, con il solo voto contrario del consigliere di Demos, Paolo Ciani, ha abolito la misura della rimozione delle slot machine nel raggio di 500 metri da scuole, ospedali, centri anziani.
Le sale gioco esistenti di fronte alle scuole o ai centri anziani possono continuare beatamente a proporre gioco d’azzardo legalizzato anche a persone giovani o con fragilità sociali.
Un subemendamento alla legge di assestamento del bilancio previsionale – proposta dalla Giunta e sottoscritto da consiglieri regionali di tutti i partiti, dal PD alla Lega passando per Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo misto – ha cancellato il provvedimento coraggioso che la Regione aveva approvato appena due anni fa (L.1/2020 art. 11bis). Il distanziamento viene eliminato per “tutti gli esercizi pubblici commerciali nonché alle sale da gioco già esistenti”.
Mi va di sottolineare che i consiglieri del Movimento 5 Stelle, in campagna elettorale avevano sbandierato il loro impegno in favore del distanziamento dei luoghi di gioco dalle aree sensibili.
E invece, quello che era un provvedimento legislativo sacrosanto (L.5/2013 “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”) teso a contenere la diffusione delle patologie legate al gioco e a limitare le infiltrazioni della criminalità organizzata, va tranquillamente a farsi benedire nella complicità bipartisan con l’industria dell’azzardo.

L’intervento del consigliere Paolo Ciani

Unico a votare contro l’iniziativa della Giunta regionale il consigliere di DemoS – Democrazia Solidale, Paolo Ciani, che ha evidenziato come “in questi anni, tanti in quest’Aula che hanno voluto questa legge hanno cambiato idea. Come se la preoccupazione da cui erano nate le leggi nel 2013 venisse meno, quando, invece, in questi anni, purtroppo, l’azzardo è cresciuto e tante e tanti nostri concittadini sono caduti nelle maglie dell’azzardo”. Il consigliere Ciani, rivolgendosi poi ai suoi colleghi d’Aula ha aggiunto “Mi colpisce che alcuni colleghi sensibili dicano “non è che se ci sono più giochi si diffonde di più la patologia”. È esattamente così. Se ci sono più giochi si diffonde di più la patologia. Per esempio, non differenziare ciò che sono le sale gioco esplicite da bar e tabacchi, dove entrano tutti i bambini, tutti i ragazzi, tutti i cittadini, e si trovano in continuazione macchinette, gratta e vinci, Enalotto, eccetera, fa crescere esattamente questo”.

I dati sul gioco

Nel Lazio, solo l’anno scorso, sono stati giocati 11 miliardi e mezzo di euro in quasi 6 mila pubblici esercizi (bar, tabaccherie, ecc.).
In Provincia di Frosinone sono attive diverse attività di prevenzione e contrasto alla diffusione del gioco anche attraverso la presa in carico di giocatori problematici attraverso percorsi individuali e gruppi di auto mutuo aiuto. Per maggiori informazioni sulla diffusione del gioco d’azzardo nella Provincia di Frosinone è possibile consultare il lavoro di ricerca realizzato dal Laboratorio di Ricerca sociale del prof. Maurizio Esposito dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale (clicca qui).

L’impegno di Exodus

Da almeno dieci anni ci confrontiamo con tante richieste di aiuto legate al gioco d’azzardo, tanti familiari di giocatori che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto nella speranza di trovare uno spiraglio, di vedere una luce in fondo al tunnel della dipendenza. Patrimoni bruciati nelle sale giochi, alle slot machine, con le scommesse sportive, case vendute, pensioni impegnate, usurai sempre appostati, drammi familiari come quelli che si ripetono da decenni solo che al posto dell’eroina e della cocaina in questi casi c’è il gioco d’azzardo. Tutto appare innocuo, a partire dalla parola “gioco”, dai gratta e vinci alle scommesse sportive, dalle slot machine ai giochi online e invece è un mondo, costruito ad arte, con meccanismi psicologici scientificamente messi a punto per creare dipendenza. Un sistema pseudo imprenditoriale, tutt’altro che trasparente, che rovina migliaia di persone. Un sistema che ha potuto proliferare in questi ultimi venti anni grazie ad una politica accecata dalla necessità di fare cassa, sulla pelle di almeno un milione di persone che oggi in Italia hanno un rapporto problematico con il gioco. Un sistema politico-imprenditoriale che ruppe gli indugi grazie al Governo che legalizzò le Sale Bingo nel 1999 e poi nel 2003 autorizzò le slot machine. Interventi seguiti da tutta una serie di provvedimenti finalizzati a favorire il fenomeno dell’azzardo con l’obiettivo di aumentare le entrate per lo Stato senza tenere in nessun conto i danni sulle persone.

Lo sciopero del caffè


Bisogna promuovere consapevolezza, anche per far sì che nessuno si senta solo ad affrontare la propria battaglia. Iniziamo con lo sciopero del caffè: non entriamo più nei bar che possiedono slot machine. Non dobbiamo arrenderci all’idea che non si possa tornare indietro, anche perché gli oltre 11 miliardi di euro, buttati nell’azzardo ogni anno solo nel Lazio, sono soldi sottratti all’economia reale, quella che produce occupazione e benessere. E’ un appello agli imprenditori affinché si decidano ad affiancarci in questa battaglia, perché quei miliardi potrebbero essere utilizzati per comprare auto, elettrodomestici, per fare la spesa, per andare al ristorante, per comprare giocattoli e così via. Undici miliardi sottratti al mondo del lavoro e dell’impresa. E’ ora di dire basta ma dobbiamo farlo tutti insieme.

Per chiedere aiuto


Per informazioni e richieste d’aiuto chiamare al numero 375.7432168 oppure scrivere a gap@exoduscassino.it

Il centrosinistra gioca d’anticipo

Il centrosinistra gioca d’anticipo

Si è tenuto, ieri 9 agosto 2022, un incontro tra i rappresentanti dei partiti del centrosinistra di Cassino.

L’occasione ha rappresentato un importante momento di confronto sull’attuale situazione politica nazionale e su quella locale in vista dei prossimi importanti appuntamenti quali le elezioni del 25 settembre per il rinnovo del Parlamento e a seguire quelle per il Consiglio regionale del Lazio.

Appuntamenti elettorali importanti che dovranno affrontare le questioni del lavoro, dell’ambiente, dei diritti.

Temi che coinvolgono anche i territori del Lazio meridionale e in particolare le comunità cittadine del cassinate. 

Su tutti va ricordata la crisi del mercato dell’automobile.

Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano vede sempre più spesso i cancelli chiusi e il pericolo di profonde difficoltà dell’indotto tale da provocare una caduta dei livelli occupazionali.

Argomenti, oltre a quelli che riguardano le scelte economiche, sociali, diritti civili e della pace, che dovranno essere al centro del confronto politico durante questa campagna, che si preannuncia molto accesa dove la destra ha poco da dire o molto da dire in senso negativo.

E’ emersa, altresì, a seguito di un approfondito esame della situazione locale, una comune volontà di impegnarsi a rafforzare la coalizione di centrosinistra guidata dal sindaco di Cassino, Enzo Salera.

A tal fine si è concertato l’istituzione di un tavolo permanente, allargato anche a quelle forze politiche oggi non presenti in consiglio comunale, con l’intento di avviare un approfondimento sulle questioni di maggiore interesse economico e sociale.

Sarà cura dei sottoscritti coinvolgere associazioni, organizzazioni professionale e imprenditoriali, in particolare i sindacati, su temi di particolare rilevanza quali ambiente, terzo settore, viabilità, valorizzazione dell’area storico/culturale.

E’ stato programmato un primo confronto da tenersi, dopo la pausa estiva, per costruire una piattaforma politico-programmatica quale risultato di incontri organizzati con i cittadini e con ampi settori di forze progressiste e democratiche espressioni di tutta la comunità cittadina. 

Riteniamo questo impegno decisivo anche per consolidare il ruolo di partiti di centrosinistra. 

L’azione che intendiamo svolgere è rivolta a sostenere la tutela del lavoro e del reddito, dei diritti individuali e collettivi, di un governo democratico della globalizzazione in piana sintonia con le esigenze delle realtà nazionali e locali.

Consideriamo essenziale una Stato democratico attivo nella lotta alle disuguaglianze e capace di rendere competitivo il paese.

Sono presupposti fondamentali che ci consentono di sviluppare iniziative rivolte a valorizzare i risultati positivi ottenuti dall’attuale amministrazione.

Allo stesso tempo intendiamo proiettarci con un progetto integrato negli atti del governo cittadino, in un’opera di sostegno per una riconferma del sindaco Salera e dell’intera coalizione di centrosinistra.

Firmato

PD Romeo Fionda, Sergio Marandola e Matteo D’Aliesio

DEMOS Luigi Maccaro

PSI Fabio Iannattone 

AZIONE Andrea Vizzaccaro, Maurizio Radente

26 giugno, la resa.

26 giugno, la resa.

26 giugno Giornata mondiale di lotta alla droga. O sarebbe meglio dire “Giornata mondiale della Memoria di quando Istituzioni e Comunità lottavano insieme contro la diffusione delle droghe”.

Un tempo erano le Comunità. Oggi con l’espressione “privato sociale” si include tutto e di più e forse troppo. Ma soprattutto non ci sono più le Istituzioni.

Non c’è un Governo che abbia una strategia chiara né un piano nazionale di intervento.

Non ci sono Regioni (e il Lazio non fa eccezione!) che abbiano un programma di interventi coordinati e condivisi.

L’unica parola d’ordine è “riduzione del danno” buona solo per mascherare una sconfitta educativa. Che però non paghiamo noi, pagheranno i nostri figli.

Ai quali vengono negati programmi di prevenzione del disagio, promozione di stili di vita sani, accompagnamento educativo al protagonismo nella loro crescita.

Restano i Ser.D. malridotti e senza personale che un tempo riuscivano a garantire anche gli sportelli di ascolto nelle scuole (i CIC per chi se li ricorda) ma ormai non più da almeno quindici anni.

Restano le Comunità a fare da avamposti solitari, a testimoniare che c’è un mondo che non vuole arrendersi, a ricordare che le droghe (tutte) fanno male e che con il gioco d’azzardo (anche se legalizzato) ci si fa male.

Noi non molliamo.

Ricerca Unicas sul gioco d’azzardo

Ricerca Unicas sul gioco d’azzardo

Da almeno dieci anni ci confrontiamo con tante richieste di aiuto legate al gioco d’azzardo, tanti familiari di giocatori che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto nella speranza di trovare uno spiraglio, di vedere una luce in fondo al tunnel della dipendenza. Patrimoni bruciati nelle sale giochi, alle slot machine, con le scommesse sportive, case vendute, pensioni impegnate, usurai sempre appostati, drammi familiari come quelli che si ripetono da decenni solo che al posto dell’eroina e della cocaina in questi casi c’è il gioco d’azzardo. Tutto appare innocuo, a partire dalla parola “gioco”, dai gratta e vinci alle scommesse sportive, dalle slot machine ai giochi online e invece è un mondo, costruito ad arte, con meccanismi psicologici scientificamente messi a punto per creare dipendenza. Un sistema pseudo imprenditoriale, tutt’altro che trasparente, che rovina migliaia di persone. Un sistema che ha potuto proliferare in questi ultimi venti anni grazie ad una politica accecata dalla necessità di fare cassa, sulla pelle di almeno un milione di persone che oggi in Italia hanno un rapporto problematico con il gioco. Un sistema politico-imprenditoriale che ruppe gli indugi grazie al Governo che legalizzò le Sale Bingo nel 1999 e poi nel 2003 autorizzò le slot machine. Interventi seguiti da tutta una serie di provvedimenti finalizzati a favorire il fenomeno dell’azzardo con l’obiettivo di aumentare le entrate per lo Stato senza tenere in nessun conto i danni sulle persone.

Nel frattempo gli italiani, dalle casalinghe ai pensionati, dai professionisti agli operai sono sempre più vittime di questo mondo oscuro e perverso, l’industria dell’azzardo, la macchina da soldi che è diventata fonte di entrate fiscali per cui oggi sembra che non se ne possa fare più a meno.

Finalmente si cominciano a produrre sforzi per arginare il fenomeno: interventi pubblici e privati per rispondere ad un bisogno di cura ma anche e soprattutto ad un bisogno di informazione, consapevolezza, prevenzione. Bisogna promuovere una mentalità critica capace di resistere alle tentazioni di questo mostro senza volto. A partire dai giovani, dai ragazzi nelle scuole, da quegli adolescenti sempre alla ricerca di novità, di rischio, di trasgressione ma anche così fragili e vulnerabili e per questo facili da affascinare con le possibilità di facile guadagno pubblicizzate dovunque. 

Intanto le piattaforme di gioco si sono spostate rapidamente sugli smartphone tanto che il gioco online ha già superato per volume di fatturato il gioco tradizionale. I signori dell’azzardo studiano e pianificano come raggiungere i loro obiettivi e tutti i target hanno in comune il tratto della fragilità, a partire dai giovani: un ragazzo che utilizza la paghetta in azzardo probabilmente diventerà un adulto pronto a buttare lo stipendio in qualche sala scommesse. Dalla ricerca condotta dal Laboratorio di Ricerca sociale del prof. Esposito risulta che il 40% degli studenti intervistati ha partecipato a scommesse sportive e la stessa percentuale di studenti delle scuole superiori, quando gioca a carte, lo fa giocandosi denaro ed anche cifre considerevoli.

Insomma la nostra preoccupazione deve rivolgersi in maniera prioritaria agli studenti e le risorse disponibili per la prevenzione devono essere utilizzate in maniera molto concreta coinvolgendo le scuole del nostro territorio altrimenti sarà impossibile invertire la tendenza rilevata dall’Università di Cassino. C’è un mondo giovanile fragile e influenzabile che però può essere aiutato a diventare protagonista di queste strategie di prevenzione, attraverso percorsi di peer education. Le famiglie ci mettono troppo tempo a rivolgersi ai servizi, lo fanno quando ormai la dipendenza diventa cronica. Bisogna scommettere, è il caso di dirlo, sulla prevenzione.

Bisogna promuovere consapevolezza, anche per far sì che nessuno si senta solo ad affrontare la propria battaglia. Iniziamo con lo sciopero del caffè: non entriamo più nei bar che possiedono slot machine. Non dobbiamo arrenderci all’idea che non si possa tornare indietro, anche perché gli oltre cento miliardi di euro, buttati nell’azzardo ogni anno in Italia, sono soldi sottratti all’economia reale, quella che produce occupazione e benessere. E’ un appello agli imprenditori affinché si decidano ad affiancarci in questa battaglia, perché quei miliardi potrebbero essere utilizzati per comprare auto, elettrodomestici, per fare la spesa, per andare al ristorante, per comprare giocattoli e così via. Cento miliardi sottratti al mondo del lavoro e dell’impresa. E’ ora di dire basta ma dobbiamo farlo tutti insieme.

Aggiornamento

Purtroppo dobbiamo registrare un passo indietro gravissimo compiuto dalla Regione Lazio che con un sub emendamento all’ultimo assestamento di bilancio ha approvato a larga maggioranza – con il solo voto contrario del Consigliere Paolo Ciani di Demos – Democrazia solidale – la misura del distanziamento delle slot machine di almeno 500 metri dai luoghi sensibili come scuole, ospedali, centri anziani, ecc. Per approfondire clicca qui: https://www.luigimaccaro.it/la-regione-lazio-inciampa-nelle-slot-machine/

Giovani e alcol, Exodus in frontiera

Giovani e alcol, Exodus in frontiera

Intervista di Danilo Del Greco per Ciociaria Oggi 24 agosto 2021

D’estate il lavoro a Exodus non rallenta, anzi. Mentre all’interno si moltiplica il lavoro di prevenzione con il campus estivo che per tre mesi propone a preadolescenti e adolescenti esperienze di gioco e di formazione sulle life skills, all’esterno l’unità di strada cerca di essere presente nei luoghi della movida per prevenire i danni dello sballo senza freni di giovani e giovanissimi. In tutta la Provincia. E bisogna aumentare i turni al centro d’ascolto per rispondere alle mail, alle telefonate, alla chat: le richieste d’aiuto vanno dai ragazzini che abusano alcol e cannabis ai meno giovani incastrati nei meccanismi della dipendenza da gioco d’azzardo. Ma anche genitori che hanno bisogno di un supporto educativo. Intanto è già tempo di riprogrammare le attività per l’autunno. Ne parliamo con Luigi Maccaro, responsabile della sede di Cassino della Fondazione Exodus.

Partiamo dalla movida, aumentano in maniera impressionante i casi di coma etilico fra i giovanissimi. Cosa sta succedendo ai nostri preadolescenti?

Fino a una ventina d’anni fa c’era il tossicodipendente, lo riconoscevi da lontano. Oggi la dipendenza si nasconde nelle vite apparentemente normali dei nostri ragazzi. C’è una insoddisfazione interiore che neanche loro sono in grado di riconoscere e che li porta a cercare dei limiti da superare, per provare emozioni forti. Una risposta all’apatia, alla noia. Oggi regna la cultura del disimpegno in tutti i campi, si pensi solo al danno provocato ai giovani dal reddito di cittadinanza. Ormai tutti pensiamo di meritare una vita migliore senza dover fare nulla per ottenerla. E aspettiamo un qualsiasi evento che all’improvviso risolverà tutto. Nel frattempo ci si rilassa con alcol e sostanze per allontanare il sospetto che siamo piombati in una grande inganno, una grande illusione collettiva. E così i ragazzi costruiscono la propria identità non attraverso le avventure della vita, lo sport, la musica, la scuola, gli amici e i primi amori, ma attraverso l’esperienza chimica con le sostanze, legali o illegali che siano.

Exodus cosa offre al territorio in risposta a questo fenomeno?

Un centro di ascolto animato da professionisti con grande esperienza capaci di sostenere genitori e insegnanti nel difficile lavoro educativo attraverso incontri formativi. Percorsi individuali per ragazzi con il coinvolgimento della famiglia e della scuola. Incontri itineranti nei centri della nostra Provincia in accordo con le scuole, i Comuni, le parrocchie e la presenza dell’unità di strada nei luoghi di aggregazione giovanile. Un centro diurno per adolescenti, pomeridiano d’inverno e aperto tutto il giorno d’estate quando le scuole sono chiuse. Si lavora sulla consapevolezza delle proprie potenzialità, sulle competenze trasversali, sulla capacità di riconoscere le proprie emozioni, sulla relazione con i pari e con gli adulti. Educatori, psicologi e coach lavorano sul progetto educativo personale in équipe e propongono sia attività individuali che attività di gruppo. Durante l’inverno accogliamo tante scuole che vengono a visitare la comunità e nell’incontro con ragazzi e operatori trovano l’opportunità per riflettere sulle esperienze personali.

Dunque Exodus offre delle opportunità ma il ruolo delle famiglie?

Le famiglie devono rendersi conto che i nostri figli vivono in un mondo pieno di droga e di alcol che si trova dovunque, a tutte le ore e a prezzi bassissimi alla portata di una qualunque paghetta settimanale. Gli adulti hanno difficoltà ad affrontare il problema, sono confusi dalle false rassicurazioni dei figli e dalla falsa cultura della normalizzazione dell’uso di sostanze. Spesso sono proprio paralizzati di fronte al problema e avrebbero bisogno di un aiuto affinché possano prendere subito “il toro per le corna”. Rimandare o illudersi che tutto si risolverà col tempo è profondamente sbagliato. Più si interviene prima più si riesce a prevenire il peggio, più si va avanti negli anni più diventa difficile intervenire. Un ragazzo che “gioca” con le sostanze a 15-16 anni, se non ha degli adulti che intervengono seriamente, rischia di diventare un utilizzatore cronico a 22-23 anni. Oggi c’è in giro tantissima cannabis con principio attivo fino al 30% che resta lungo depositato all’interno del sistema nervoso centrale. Negli adolescenti non sono rare conseguenze che portano disturbi psichiatrici. La prima cosa da fare è chiedere aiuto.

Lei è anche Assessore al Comune di Cassino, cosa possono fare le amministrazioni comunali per arginare il fenomeno?

Innanzitutto collaborare, per esempio nell’ambito dei distretti sociosanitari, fra Comuni ma anche con il privato sociale che si occupa di questi problemi. Abbiamo un protocollo d’intesa stipulato fra Università, Dipartimento Dipendenze della ASL, Exodus e Comune di Cassino che dovrebbe essere allargato anche agli altri Comuni della Provincia, magari attraverso i distretti. Ma i Comuni senza la Regione Lazio non possono inventarsi granché. Per questo con il consigliere regionale di Demos Paolo Ciani abbiamo proposto un emendamento all’ultimo bilancio regionale proprio in materia di contrasto al disagio giovanile. Servono soprattutto interventi di strada nei luoghi frequentati dai ragazzi. Educatori giovani, preparati, formati per fare prevenzione tra pari. Psicologi capaci di lavorare in strada e non solo dietro la scrivania dello studio professionale. Educativa di strada e campagne informative per contrastare l’idea che ormai tutto sia normale, consentito, legittimo. Invece ci sono sostanze e comportamenti che fanno male e gli adulti hanno il dovere di informare correttamente i giovani. In una parola servono risorse.

Basta con lo sciacallaggio politico

Basta con lo sciacallaggio politico

Lo sciacallaggio politico sulla vicenda delle due minori in carico ai servizi sociali recentemente collocate in casa famiglia sta raggiungendo livelli veramente difficili da comprendere e da commentare. 

In ogni caso ci corre l’obbligo di precisare quanto segue:

  1. Si può attaccare quanto si vuole Sindaco e Assessore ma non si può far finta di non sapere che su questo tipo di provvedimenti la parte politica non entra e non deve entrare in nessun modo. La legge riconosce agli assistenti sociali, nei casi previsti, autorità pari a quella giudiziaria. Al Tribunale dei Minori spetta il compito di convalidare o meno il loro operato. Assurdo immaginare che un politico, sia esso anche il Sindaco, possa intervenire per promuovere o per impedire un intervento come quello previsto dall’art. 403 del codice civile;
  2. Ai politici spettano i compiti di programmazione e di indirizzo mentre i compiti gestionali sono di esclusiva competenza dei dirigenti e della struttura amministrativa che ad essi risponde. A coloro che intendono candidarsi alle prossime elezioni comunali suggeriamo di leggere per bene il Testo Unico degli Enti locali per verificare quali sono i poteri di Sindaco, Assessori e Consiglieri e cosa invece spetta a Dirigenti e Posizioni organizzative;
  3. La funzione di Tutore delle minori assegnata al Sindaco dall’autorità giudiziaria è puntualmente delegata ad un assistente sociale. Anche qui, non si può far finta di non sapere che il Sindaco non può assolvere a tale delicatissima funzione in favore dei 19 (diciannove) minori collocati in casa famiglia. Pertanto l’assistente sociale che ha provveduto a collocare le minori in casa famiglia ha correttamente informato e coinvolto l’assistente sociale alla quale il Sindaco ha affidato l’esercizio dei poteri connessi alla tutela.
  4. I minori collocati, ad oggi, in casa famiglia dai Servizi sociali del Comune di Cassino sono 19 (diciannove). Nel comunicato stampa diramato martedì 13 aprile si dichiarava “Il Comune di Cassino segue attualmente quasi un centinaio di minori per via delle condizioni di disagio, di povertà educativa, di incapacità genitoriale”. Stravolgere questa dichiarazione è scorretto e fuorviante: oltre ai 19 minori collocati in casa famiglia (4 dei quali collocati insieme alle loro mamme), sono tanti i nuclei familiari fragili con minori seguiti dal Servizio con colloqui, percorsi di sostegno, affiancamento del ruolo genitoriale, consulenza psicologica, mediazione familiare. Affermare, come è stato fatto, che il Comune di Cassino ha collocato un centinaio di minori in casa famiglia è letteralmente un bugia.

Il Tribunale per i Minorenni ha fissato l’udienza nella quale verranno ascoltati i genitori delle minori, il tutore, gli assistenti sociali di riferimento del Comune e della Casa famiglia. Subito dopo verrà conferito incarico peritale per la Consulenza Tecnica d’Ufficio.

Dunque è evidente che la parte politica non ha e non avrebbe potuto avere alcun ruolo in questa vicenda.

Torniamo dunque a suggerire alle forze di opposizione extra consiliare che fare polemica politica in questo caso è del tutto fuori luogo oltre che mortificante per l’intero nucleo familiare coinvolto. Diversamente, ai consiglieri di minoranza che hanno proposto specifica interrogazione, verranno fornite tutte le spiegazioni richieste.

Allo stesso modo, suggeriamo a quei legali coinvolti che “buttarla in politica” rischia di essere poco rispettoso per la propria professione, meglio sarebbe adottare gli strumenti che l’ordinamento giudiziario mette a disposizione delle parti per tutelare gli interessi dei propri assistiti.

Il terzo settore deve prendere i voti

Il terzo settore deve prendere i voti

Seguo il dibattito sul coinvolgimento del terzo settore nella vicenda politica del nostro Paese che negli ultimi mesi si è fatto più intenso grazie ai numerosi e autorevoli interventi che si vanno succedendo. Uno dei primi, sul Corriere della Sera è stato quello del mio “capo”, don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus a cui appartengo. Aprire strade impossibili, questo il concetto di fondo, inventare percorsi laddove non ci sono. Perché dalla cura delle persone fragili, degli adolescenti abbandonati dagli adulti, alla cura delle città, il passo è breve. Come trasformare la nostra esperienza di impegno sociale in un nuovo paradigma per la politica? Come si è detto, è finito il tempo del collateralismo ma forse stiamo correndo il rischio di aspettarci un tempo della cooptazione. Diciamoci la verità, per qualcuno ha pure funzionato. Ma non può essere questo il metodo.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di “scendere in campo” con tutti i criteri della politica, ovvero dobbiamo candidarci, fare le liste, diventare rappresentativi non in virtù della grandezza dell’organizzazione di cui facciamo parte ma in ragione dei voti che abbiamo preso. Questa è la regola della democrazia e solo in questo modo si esce dalla condizione di “prestati alla politica”. Perché alla fine, la politica “ufficiale” ti può coinvolgere perché hai la faccia e la storia che possono funzionare in campagna elettorale ma poi appena non servi più torni ad essere un semplice ornamento e comunque resti fuori dalle dinamiche vere della politica. Quelle sono riservate a chi ha i voti. 

Noi ci abbiamo provato, insieme con la comunità di Sant’Egidio, Exodus ed altre organizzazioni del terzo settore, abbiamo dato vita ad un partito politico vero e proprio, Democrazia solidale – Demos, nato alla fine del 2018. Ci siamo candidati in varie parti d’Italia, abbiamo coinvolto amici, sostenitori, associazioni per provare a portare dentro la politica quello spirito di servizio peculiare delle nostre storie. Il segretario nazionale, Paolo Ciani, è consigliere regionale del Lazio ed è candidato alle primarie a Sindaco di Roma. Abbiamo altri consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e assessori. Io sono cresciuto negli scout, sono responsabile di una comunità terapeutica e da due anni sono Assessore alla Coesione sociale del comune di Cassino. È tutta un’altra storia: bisogna confrontarsi con gli altri partiti nelle maggioranze di cui facciamo parte oppure, in altri casi, bisogna essere minoranza con spirito costruttivo. Bisogna confrontarsi  con gli apparati amministrativi con i quali governiamo i territori, compiere una fatica quotidiana per mescolare professionalità e volontariato, carisma e istituzione, sogno e realtà ma questa fatica rende le cose solide e durature.

Qualcuno potrà non avere questa prospettiva e preferirà aspettare di essere “chiamato” a fare il Sottosegretario. Legittimo. Noi abbiamo fatto un’altra scelta. Aspettiamo le elezioni, facciamo il porta a porta, stiamo nelle piazze a incontrare gli elettori. Quando un dirigente ci dice “non si può fare perché non è previsto dal TUEL” noi sfidiamo la burocrazia con la creatività. Bisogna dire che si tratta di un “passaggio” vero e proprio. Non è per niente facile tenere insieme l’appartenenza associativa e l’esperienza politica ma la sfida forse è proprio questa: provare ad essere noi stessi la sintesi di queste due anime di una stessa prospettiva, quella del servizio all’uomo e alla città nella quale abita. Ora certamente il governo Draghi segnerà uno spartiacque per la politica italiana. Nel frattempo la crisi dei partiti si trasforma ma non si risolve. É evidente che sta anche a noi rimboccarci le maniche affinché il vuoto della politica non sia occupato né dai populismi né dai tecnici presi in prestito dal mondo economico e industriale. Ma anche il Terzo settore non può pensare di sostituirsi alla politica, esso deve diventare la politica, mescolandosi con quella tradizionale, affiancandosi ai partiti, ricoinvolgendo il sindacato, contagiando le istituzioni con la creatività, la passione, il sogno di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”. 

da Buone notizie – Corriere della Sera – 16 marzo 2021
La normalizzazione delle dipendenze

La normalizzazione delle dipendenze

Danilo Del Greco intervista per Ciociaria Oggi Luigi Maccaro, responsabile della Comunità Exodus di Cassino per definire i contorni di un fenomeno che ha assunto dimensioni enormi. Vittime privilegiate i minori.

Consumo di sostanze stupefacenti in Ciociaria: quali sono le dimensioni del fenomeno? Chi cade più spesso nelle tossicodipendenze e perché? Quali le sostanze più in uso? Come se ne esce? Iniziamo oggi un “viaggio” nel mondo delle dipendenze da droga che ci porterà a scoprire, a livello territoriale, i contorni di un problema di portata sempre più ampia e grave. Prima tappa, Cassino e il Cassinate. A farci da guida, dall’alto dei suoi oltre 30 anni di attività e da un osservatorio assolutamente privilegiato, è Luigi Maccaro, responsabile della Comunità di recupero per tossicodipendenti Exodus con sede nella Città Martire e assessore comunale ai Servizi sociali della stessa.

Assessore, se dovesse definire la situazione attuale con un aggettivo quale userebbe?
«Più che un aggettivo userei un sostantivo che solo a pronunciarlo può far venire i brividi: normalizzazione. Lo uso in quanto, rispetto a 20-30 anni fa, oggi il consumo di stupefacenti, specie fra i più giovani, è divenuto, appunto, normale. Per i ragazzi e i ragazzini fare uso di droghe fa parte ormai della routine quotidiana. E questo ha fatto sì che negli ultimi anni ci sia stata una vera esplosione del consumo».

Ha parlato di ragazzini: quindi l’età media del consumo si è abbassata ulteriormente?
«Sì. Oggi i primi approcci con le droghe, in questo caso la cannabis, arrivano già tra i banchi delle scuole medie, perciò fra gli 11 e i 14 anni. E il dato che maggiormente preoccupa è che a farvi ricorso è oltre il 30% dei minori. Per loro, come dicevo, è diventata una pratica del tutto normale: se ne fa uso regolarmente, soprattutto fra amici e nei fine settimana. Inoltre, quasi sempre la cannabis è associata ad alcol e, nei casi più gravi, a psicofarmaci, entrambe sostanze di facile reperibilità anche in casa dove sonniferi, benzodiazepine e altro sono ormai all’ordine del giorno. Una combinazione di sostanze che i minori, ma non solo loro, utilizzano per amplificare gli effetti della cannabis». 

Qual è l’origine di questo ricorso massiccio alle droghe da parte dei giovani?
«Le radici affondano nel malessere generazionale che affligge i nostri ragazzi. La maggior parte di essi hanno un grande vuoto dentro, non hanno progetti di vita, rincorrono ideali e stereotipi vacui e privi di sostanza che li porta ad alienarsi e a perdere di vista la realtà. Un problema che nasce, spesso, per l’assenza di autorevoli figure educative quali un tempo erano la famiglia e la scuola. Agenzie educative che oggi hanno perso autorevolezza e che non riescono più a trasmettere valori e ideali di vita sani. I nostri giovani e giovanissimi non hanno più figure educative di riferimento e di conseguenza in numero sempre crescente intraprendono percorsi che li portano dritti nel tunnel della dipendenza.

E attenzione: mentre 20 anni fa tale dipendenza era esclusivamente fisica, per cui la disintossicazione passava per alcune settimane di astinenza guidata e a base di antidolorifici, ormai da anni è diventata di tipo prettamente psicologico, e qui uscire dal tunnel è sempre più difficile, anche se ovviamente non impossibile. Insomma, la situazione è drammatica, ecco: qui un aggettivo posso usarlo, e la normalizzazione in atto del fenomeno fa impressione. Venti anni fa abbiamo lanciato l’allarme che però è rimasto inascoltato e oggi scontiamo le conseguenze. Tanto più che la legge sulla droga risale al 1990, 30 anni fa, in pratica preistoria. Una normativa non più adeguata che andrebbe modificata radicalmente di fronte ad un peggioramento del quadro generale da allarme rosso». 

Perché ragazzini e ragazzi, che in teoria dovrebbero avere tutto, si gettano nelle braccia mortali della droga?
«La risposta sta in una parola: noia. Non avendo, come detto, ideali sani e progetti di vita concreti, usano gli stupefacenti in modo ricreativo, per provare quelle emozioni che dentro di loro non hanno più o non hanno mai avuto. Purtroppo, diventa un circolo vizioso: più si ricorre alle droghe per evadere e sentirsi vivi, più si diventa dipendenti da esse e più ci si allontana dalla vita vera». 

Spesso, secondo alcuni recenti studi, la dipendenza dalle droghe è figlia legittima della dipendenza dalle nuove tecnologie…
«Verissimo. Si tratta di un problema nel problema. I ragazzi, abbandonati da famiglie e con una scuola a volte poco attenta, finiscono per passare giornate intere con lo smartphone, attaccati alla play station, incollati alla tv o ai videogiochi, con danni per la loro psiche inimmaginabili. Gli scienziati hanno dimostrato che l’uso smodato che oggi si fa delle nuove tecnologie ha portato ad una modifica della struttura cerebrale per cui staccarsi da questi dispositivi diventa un’impresa titanica. Pensi che raccogliamo di frequente il grido di aiuto di genitori disperati che ci raccontano di figli addirittura con le piaghe da decubito a causa di giorni e giorni passati a letto con cellulari o play. Senza parlare delle assenze da scuola o degli abbandoni definitivi, diretta conseguenza della dipendenza dalle nuove tecnologie. Ancora: alcuni genitori ci hanno detto di aver anche tre volte gettato dalla finestra la play station dei figli e di essere poi stati costretti a riacquistarla di fronte al malessere profondo in cui erano caduti i ragazzi. Tutto ciò prepara il terreno al passaggio alle dipendenze dalle droghe, visto che la struttura cerebrale dei ragazzi è già modificata e predisposta ad esse».

Detto dell’età, ormai giunta ai calzoncini corti, quali sono le sostanze più in uso?
«Sicuramente la cannabis, e qui gli spacciatori si sono gettati a capofitto in questo mercato ricchissimo creando prodotti adatti al consumo e alle tasche dei minori. Sempre più facile è trovare microdosi da pochi euro che poi, amplificate con alcol e psicofarmaci, sortiscono effetti devastanti per organismi giovani e in formazione come quelli dei minori. Poi c’è la cocaina (e l’Italia è il primo Paese europeo per consumo) anche se qui l’età si alza e investe per lo più gli adulti, specie i professionisti che vogliono brillare nel loro lavoro. Ma pure i minori ormai sono dentro quest’altro tunnel. Il mercato si è adeguato e gli va incontro con dosi confezionate ad hoc, spesso tagliate con raschiatura dei muri al fine di aumentarne la quantità mantenendo basso il costo, o con altri veleni dagli effetti imprevedibili e spesso micidiali. Insomma, quando si acquista una dose di cocaina, cannabis o altri stupefacenti, non si può mai sapere cosa si introduce nel proprio corpo».

E l’eroina? E’ scomparsa?
«Assolutamente no. Chi ne era schiavo anni fa continua ad usarla, se non è morto, mentre spesso viene utilizzata come compensazione della cocaina: in pratica, la seconda crea una sorta di euforia che poi deve essere annullata con la prima sostanza».

Lei è responsabile della Comunità di recupero Exodus di Cassino: quanti ragazzi avete in carico adesso, per quali problematiche e da dove provengono i vostri ospiti?
«Al momento abbiamo 20 ospiti, in gran parte provenienti da altre province, che accusano le forme classiche di dipendenza da droghe o dalle nuove tecnologie. La provenienza? Una volta arrivavano tutti dalla strada e da contesti sociali e familiari di disagio. Oggi no, oggi sono persone normali, con alle spalle famiglie in apparenza normali ma che invece nascondono malesseri profondi, frutto dell’individualismo di tanti genitori che pensano prima a se stessi e poi, forse, ai figli»

Colpa più dei ragazzi o delle agenzie educative quindi?
«Ai ragazzi personalmente non do alcuna colpa: sono le prime vittime di una società sbagliata, che gli inculca modelli di vita errati, basta guardare certi programmi in tv, e che sono stati privati, senza loro responsabilità, di guide e fari sicuri e certi come esistevano una volta. Certo, ci sono ancora famiglie sane e scuole all’avanguardia in questo contesto, ma sono sempre più mosche bianche». 

Come se ne esce?
«Occorre una grande presa di coscienza da parte del mondo degli adulti accompagnata da grandi investimenti. Oggi la lotta alla droga, a parte lo straordinario lavoro delle forze dell’ordine, è affidata prevalentemente alla buona volontà di pochi volontari. Poi ci sono i progetti nelle scuole, ora però sospesi per via del Covid, e, come detto, va riscritta la legge che disciplina il settore».

È cambiato il concetto di dipendenza?
«Radicalmente. Venti o dieci anni fa tale sostantivo era abbinato solo alle droghe. Poi, progressivamente, si è passati all’alcol, alle ludopatie. Oggi il ventaglio si è allargato a dismisura: abbiamo detto delle nuove tecnologie che stanno provocando danni irreparabili ai nostri ragazzi bruciandogli sogni e futuro. Ma poi come non considerare dipendente la pensionata che ogni mattina, prima di iniziare la propria giornata, va ad acquistare i suoi gratta e vinci con cui tentare l’impossibile colpo di fortuna? O come non annoverare nella categoria delle dipendenze i mariti che tradiscono sistematicamente le mogli in quanto essi stessi vittime dei siti porno?»