La cannabis è un capriccio e lo Stato non può fare cassa sulla pelle dei ragazzi

Con il solito stile equivoco un altro drappello di parlamentari M5S ha pensato di approfittare della confusione degli Stati generali per proporre al Presidente Conte un documento finalizzato a rimettere in moto il percorso legislativo di legalizzazione della cannabis.

Non soddisfatti di aver messo i ragazzi italiani all’ultimo posto fra le preoccupazioni dell’emergenza Covid, dopo aver considerato la scuola la cosa più inutile del Paese, dopo aver fatto altro debito che nei prossimi anni ricadrà sulle spalle dei nostri figli, mancava la ciliegina sulla torta: la legalizzazione della cannabis per affossare definitivamente il futuro di migliaia di ragazzi.
Come se non bastassero disoccupazione e politiche esclusivamente assistenzialiste a pregiudicarne ogni prospettiva.

Ovviamente il piede di porco per scardinare quel che resta dell’impostazione educativa del Paese è rappresentato dal colpo che verrebbe dato alle organizzazioni criminali e al maggior gettito fiscale derivante dalla vendita legale dei prodotti derivati dalla cannabis.

Questo approccio si basa sull’ammissione di un fallimento dello Stato che ammetterebbe l’impossibilità a fare di più nell’azione repressiva contro la diffusione di cannabis e suoi derivati che finirebbe per abbandonare tale fronte al fine di liberare uomini e mezzi per contrastare altri fenomeni criminali, evidentemente ritenuti più importanti.
Come a dire: “E’ una guerra che stiamo perdendo, arrendiamoci e dedichiamoci ad altri fronti”.

Ovviamente nella presentazione di questa ipotesi non si fa nessun cenno all’incremento dei consumi di cannabis che si potrebbero registrare in seguito all’approvazione della nuova normativa. Nessuna considerazione sugli aspetti non utilitaristici di un simile intervento normativo: al di là dell’ipotizzato maggior gettito fiscale e dell’ipotizzato colpo agli interessi della criminalità mafiosa, visto che la droga fa male – e questo è un dato oggettivo che include la cannabis -, quanto male farà lo Stato ai suoi giovani offrendo loro lo sballo “legale”?

Immaginare che all’indomani di questo provvedimento i consumatori di cannabis smettano di rivolgersi al mercato illegale è semplicemente un’illusione. Infatti il carico fiscale inciderebbe sul prezzo del prodotto-cannabis provocando una diversa offerta fra mercato nero e mercato legale. Il prezzo finale del prodotto sul mercato finale si andrà a comporre sommando:

  • i costi di produzione – che certamente non saranno concorrenziali rispetto ai costi di produzione dei paesi del terzo mondo con manodopera ad esempio non contrattualizzata.
  • il profitto dell’operatore commerciale che effettuerà la vendita;
  • il carico fiscale che, solo per fare un esempio, nel caso delle sigarette ammonta al 75% del prezzo di vendita, che genererà un prezzo finale insostenibile per i consumatori abituali.

Consumatori abituali, persone dipendenti da sostanza stupefacente, tossicodipendenti.
I quali continueranno a scegliere il mercato illegale capace di soddisfare i propri bisogni a prezzi certamente più contenuti.

Quel che resta dunque degli “introiti” derivanti dalla vendita legale di cannabis andrebbe infine confrontato con la maggiore spesa sociale e sanitaria derivante dal sicuro aumento dei consumatori.

L’abbiamo visto sia con il fumo che con il gioco d’azzardo. Mentre con il fumo, norme più restrittive e maggiore consapevolezza sulla dannosità hanno generato una diminuzione dei fumatori, nel gioco d’azzardo la legalizzazione, gli scarsi controlli sul gioco dei minori, la pubblicità sconsiderata hanno provocato un aumento dei giocatori e dei giocatori patologici.

Con la cannabis sarebbe la stessa cosa. Inoltre, venendo meno lo stigma sociale, anche il primo approccio con la sostanza stupefacente sarebbe molto più facile: la si trova in vendita legalmente ed è pure controllata…

Anche solo un aumento del 20% degli attuali consumatori di cannabis (500.000), significa migliaia di persone in più da curare presso SerT, Comunità, Centri per la Salute mentale, per non parlare di altri problemi come quelli legati all’apparato respiratorio e ai tumori.
E per non parlare del riflesso, anche economico, sulla società intera di queste migliaia di persone che diventano inattive.

Secondo i dati riportati nell’ultima Relazione al parlamento i giocatori d’azzardo patologici sono oggi oltre 1 milione. Se si considerano quelli problematici si arriva a 2 milioni di persone. E questo è il risultato della operazione di legalizzazione del gioco d’azzardo.

Ma al di la di questo noi siamo contrari a questo disegno di legge perché si da degli obiettivi sulla pelle dei ragazzi italiani, delle persone più fragili, di coloro ai quali invece si dovrebbe offrire ben altro: lavoro, università, opportunità di costruirsi un futuro.

La cannabis è un capriccio: accettare questo tipo di approccio da parte dello Stato sarebbe tremendo. Lo Stato che sfrutta la debolezza dei propri cittadini per fare cassa. Così come già avviene oggi per il gioco d’azzardo!

Invece noi aspettiamo:

  1. che venga convocata una conferenza nazionale antidroga per confrontarci su questi temi
  2. che venga rimesso in moto di dipartimento nazionale antidroga con una direzione politica e tecnica
  3. che venga riconvocata la consulta nazionale degli operatori delle dipendenze
  4. che si abbia il coraggio di avviare un’azione restrittiva sul gioco d’azzardo come è stato fatto negli anni 90 per il fumo al fine di contenere i danni che stanno dilagando.