Un progetto pilota contro le dipendenze per la città di Cassino

Si è svolto questa mattina alle 11 presso la Sala Consiglio del Rettorato dell’Università di Cassino, l’incontro fra Comune, Università, Asl e Exodus finalizzato al rinnovo del Protocollo d’Intesa per la costituzione di un Gruppo di lavoro tecnico su disagio giovanile e dipendenze.

Erano presenti il Sindaco di Cassino dott. Enzo Salera, il Direttore del Dipartimento Salute mentale e Patologie da Dipendenza della ASL di Frosinone dott. Fernando Ferrauti,il Responsabile di Exodus dott. Luigi Maccaro, oltre a numerosi operatori del settore. Il Rettore, prof. Giovanni Betta, impossibilitato a partecipare era sostituito dalla prof.ssa Alessandra Zanon.

Nel corso del dibattito i presenti hanno condiviso una lettura della realtà legata al fenomeno delle dipendenze, caratterizzata da una percezione distorta, da un abbassamento della sensibilità all’argomento, da una invisibilità sociale del problema che stridono di fronte ai dati che invece evidenziano un importante aumento dell’uso di sostanze legali e illegali soprattutto fra i giovanissimi.

Da qui è nata l’idea di costruire un progetto pilota, calibrato sulla città di Cassino, per tentare di coinvolgere tutti gli strati sociali, tutti gli Enti e le organizzazioni che, a vario titolo, possano contribuire ad accrescere la sensibilità per queste tematiche. 

Ora si apre la fase operativa: giovedì 27 febbraio, alle ore 11, al Comune di Cassino, ci sarà una riunione per costituire delle commissioni tematiche: formazione adulti, interventi con i ragazzi, gruppo comunicazione.

Negli anni scorsi il gruppo di lavoro ha realizzato diversi eventi formativi rivolti ad insegnanti delle scuole medie e superiori con l’obiettivo di fornire competenze utili a rilevare i primi sintomi del disagio sociale tra i giovani e ad intervenire, anche presso le famiglie, affinché quel disagio non si trasformasse in percorsi di devianza.

Da oggi, il primo impegno sarà quello di ampliare il team ad altre realtà che sul territorio si occupano di giovani e di disagio: le Scuole, il Consorzio dei comuni del cassinate, le Agenzie educative che operano nel volontariato e nell’associazionismo e tutte quelle realtà che hanno esperienza e competenza nell’osservazione dei fenomeni sociali.

Il Gruppo di lavoro sarà subito impegnato nella definizione di un programma di obiettivi concreti circa l’osservazione del fenomeno, la definizione di metodologie di intervento a partire dalle numerose buone pratiche esistenti, la definizione di modelli di analisi di efficacia degli interventi. Infine dovrà occuparsi di organizzare momenti di formazione e informazione rivolti agli adulti (genitori, insegnanti, medici, amministratori, educatori, ecc.). Il tutto sostenuto da una strategia di comunicazione finalizzata a raggiungere il più ampio strato di popolazione.

Altro impegno per cui sarà importante unire le forze riguarda la Regione Lazio: tutti i presenti sono concordi sulla necessità di chiedere alla Regione un impegno economico per sostenere le attività di prevenzione che sono ferme ormai da troppi anni. Bisogna ripristinare il Fondo per la Lotta alla Droga con cui nel passato gli interventi di prevenzione permettevano di arginare i fenomeni di abbandono sociale, di emarginazione giovanile che invece oggi subiscono una evidente recrudescenza.

«Siamo davvero preoccupati – ha dichiarato il Sindaco Salera – da questa recrudescenza del fenomeno dell’uso di alcol da parte di giovanissimi già a partire dai 12 anni. Credo che l’anello debole siano le famiglie alle quali dobbiamo dedicare attenzione, formazione e sensibilizzazione. Come Amministrazione comunale, oltre a mettere in campo l’impegno dell’Assessorato alle Politiche giovanili, vogliamo farci carico anche di un’opera di sensibilizzazione presso gli esercenti di bar e supermercati che troppo facilmente vendono alcol ai limiti del consentito».

La proposta del progetto pilota viene dal dott. Ferrauti: «Bisogna lavorare sulla percezione del problema da parte della società – afferma Ferrauti – con una strategia di comunicazione efficace per promuovere consapevolezza fra gli adulti e fra i ragazzi, utilizzando linguaggi e media adatti alla loro cultura. La ricerca dello sballo nasce spesso dal nulla educativo nel quale sono immersi, per questo Cassino potrebbe proporsi come città simbolo dell’impegno sociale. »

«I drogati aumentano ma se ne vedono sempre meno in giro – chiosa Luigi Maccaro – perché dopo 30 anni di lotta alla droga dobbiamo ammettere che ci troviamo in una società sempre più drogata. Drogata nelle relazioni e nella comunicazione, nei modelli giovanili, nello sport e nelle canzoni, nel gioco e nelle illusioni di riscatto dalla crisi economica. Gli adulti sono presi da sé stessi in un circolo vizioso narcisistico di fronte al quale i ragazzi scelgono strade potenzialmente devianti. «Finalmente con questo progetto apriamo una strada nuova che ci porterà ad avere finalmente un approccio preventivo di comunità».

Il professor Giovanni Betta, pur impossibilitato a partecipare, ha fatto pervenire il suo saluto: «Sono contento – ha fatto sapere – che ancora una volta l’Ateneo sia il luogo dove prendono forma le migliori sinergie sul territorio per affrontare problemi che ci stanno a cuore poiché riguardano i ragazzi e quindi riguardano anche i nostri studenti. Credo che le professionalità messe in campo siano significative ad auspico che il sapere e la ricerca prodotti finora dall’Università di Cassino possano confluire in questo progetto al servizio del territorio».

Sono sempre più numerosi i giovanissimi che fanno uso di sostanze stupefacenti e alcoliche. Come testimoniato dalla comunità scientifica, l’inizio è precoce ed è in forte aumento l’utilizzo in fasce di età sempre più giovani. La peculiarità del tema, la difficoltà a vederne oggi gli esatti confini a causa dei mutati stili di consumo, dei nuovi bisogni comunicativi dei giovani, la lista sempre più lunga di nuove sostanze stupefacenti che eludono le normative vigenti in materia e il commercio delle sostanze via internet impone un approfondimento sulla reale dimensione del fenomeno in relazione ai fattori di rischio, alle strategie attuabili e validate nonché una riflessione su modelli innovativi di intervento e prevenzione. Il confronto con gli esperti evidenzia che il problema non può essere risolto solo sul piano della sicurezza e degli interventi repressivi ma che occorre soprattutto portare avanti l’esperienza di pratiche dissuasive dall’uso di sostanze, in modo uniforme sul territorio.