Ministro, annulli quelle circolari!

Gent.ma dott.ssa Luciana Lamorgese

Ministro dell’Interno

Cassino, 30 dicembre 2019 

Egr. Sig.ra Ministro,

Le scrivo in qualità di Assessore alla Coesione sociale del Comune di Cassino, nonché referente del locale progetto SPRAR, un progetto che la nostra città si vanta di avere dal 2004.

Un progetto che funziona benissimo, con un elevato livello di attenzione nei confronti degli ospiti e un importante investimento sui loro percorsi di integrazione al fine di portarli gradualmente alla piena autonomia  e, di conseguenza, all’uscita dal percorso assistenziale. è quello che chiedono gli ospiti: essi vogliono studiare, formarsi, fare esperienze di inserimento lavorativo e trovare la loro collocazione nella società italiana. Ed è quello che chiedono anche i nostri cittadini, non solo per l’impegno economico profuso ma anche per la dignità delle persone che vengono a stare nel nostro Paese. Alla fine, contrariamente a quanto alcuni pensano, molti di loro trovano lavoro.

Attualmente 8 beneficiari hanno svolto, o stanno svolgendo, tirocini formativi presso aziende del territorio ed altri 21 hanno svolto o stanno svolgendo dei corsi di formazione professionale.  Abbiamo lavorato anche affinché la popolazione distinguesse il progetto SPRAR, del quale abbiamo la responsabilità, dai progetti CAS, che hanno dimostrato di essere scadenti (almeno quelli che hanno coinvolto il nostro territorio) e hanno contribuito a convincere l’opinione pubblica a pensare banalmente che queste persone fossero “nullafacenti pagati per non fare nulla”. Nessuno poteva e può dire lo stesso dei nostri utenti, impegnati tra corsi di lingua, orientamento, sicurezza, sport, formazione professionale, tirocini presso aziende, etc., a riprova che la questione “immigrazione” non è da porre sugli utenti, ma sul lavoro che con gli utenti viene svolto: noi chiediamo tanto, ma diamo tanto.

Proprio recentemente la nostra città di Cassino è finita sulle cronache nazionali per la cattiva gestione di alcuni centri CAS. Come Amministrazione comunale, insieme all’Ente gestore, la Coop. Soc. Ethica, abbiamo lavorato tanto per evitare che la popolazione locale pensasse ciò che un giornale nazionale riportò sulla questione in prima pagina: “accoglienza uguale delinquenza”.

In questo clima di lavoro “ben fatto”, le due circolari pervenute nei giorni precedenti il Natale, senza alcun preavviso, ci hanno lasciati basiti, disorientati e ci vedono radicalmente contrari alla loro applicazione.

La prima circolare impone la fuoriuscita dal progetto degli utenti con permesso umanitario (poi rettificata con un comunicato stampa in cui si dice che possono rimanere in accoglienza e che i servizi dell’integrazione sarebbero stati finanziati con fondi europei).

La seconda impone la sospensione di tutti i servizi dedicati all’integrazione dei richiedenti asilo in attesa di un loro trasferimento, che avverrà non si sa quando.

Cosa stanno a significare queste due circolari? Non siamo più SPRAR (o SIPROIMI)? Ci state trasformando in CAS? Eppure tutti sanno che bisognerebbe fare il contrario. Vogliamo trasformare i servizi di integrazione in interventi di assistenzialismo? 

Ci dispiace doverLe comunicare che non applicheremo queste due circolari, non lo possiamo fare.

Non lo possiamo fare perché il servizio che abbiamo attivato come SPRAR aveva ed ha il fine di un servizio sociale, che lavora con gli utenti per accompagnarli nel loro percorso verso l’autonomia; queste sono le regole del nostro “ingaggio” e questo è l’impegno che abbiamo preso, con un contratto scritto con i nostri utenti, ove sono specificati i loro doveri e diritti. E la certezza del diritto è la base di una società democratica;

Non lo possiamo fare, perché una circolare non può interrompere dei percorsi di vita, non possiamo interrompere i tirocini presso le aziende del territorio o i contributi alloggio  per chi esce dal progetto. Sulla base delle nuove indicazioni, dal 1° gennaio, gli utenti dovrebbero rimanere nel progetto, senza fare nulla e vivere di assistenzialismo. Noi invece stiamo lavorando perché si integrino ed escano dal percorso di assistenza per essere autonomi;

Non lo possiamo fare, perché le citate circolari non hanno fondamento giuridico! Il fatto che si addebitino queste scelte ad una conseguenza dei Decreti sicurezza è pura speculazione, infatti in nessuna parte di quei decreti viene vietato l’uso dei fondi per l’integrazione. I Decreti sicurezza prevedono l’uscita o il trasferimento dagli SPRAR al termine del progetto. Quegli stessi progetti che sono stati prorogati con Vostro decreto al 30/06/2020. I titolari di permesso umanitario non sono stati mandati via, né i richiedenti asilo trasferiti, pertanto se permangono nel sistema SPRAR/SIPROIMI devono avere i servizi che lo stesso prevede. Lo stesso Decreto di prosecuzione prevede che siamo tenuti ad offrire i servizi precedentemente previsti, ove mai risulta una differenziazione per tipologia di permesso di soggiorno. Le persone che sono accolte fanno tutte un percorso verso l’integrazione. 

Non lo possiamo fare, Sig.ra Ministro dell’Interno, perché prendiamo molto seriamente l’uso dei fondi pubblici e la responsabilità che ne deriva. Il finanziamento decretato per la prosecuzione del nostro Sprar/Siproimi è già comprensivo dei costi destinati ai servizi per l’integrazione di tutti gli ospiti. Dovremmo usare ulteriori fondi europei per coprire spese già coperte? O non attivare servizi per i quali siamo stati pagati? 

Non lo possiamo fare, perché stiamo parlando di persone, nostri concittadini, regolarmente presenti sul territorio italiano, persone che abbiamo accolto con il dovere di tutelare il loro percorso. Non possiamo operare discriminazioni all’interno di un servizio che ha l’obiettivo di offrire protezione.

Gentile dott.ssa Lamorgese, nel massimo rispetto per l’Istituzione che Lei rappresenta e nel massimo rispetto del suo difficile compito, le sottolineo la necessità che lo SPRAR/SIPROIMI non sia snaturato e che non si trasformino gli SPRAR in CAS; sarebbe necessario piuttosto che gli utenti presenti nei CAS (progetti che hanno già mostrato il loro fallimento) siano trasferiti a pieni diritti negli SPRAR. Per far questo basterebbe tornare al vecchio modello SPRAR.

Distinti saluti,

Luigi Maccaro

Assessore alla Coesione sociale