“Welcome to Italy”: una ferita per la città e fango per il sociale

È possibile trarre un insegnamento dallo scandalo di questi giorni? Io credo che il rapporto fra pubblica amministrazione e terzo settore vada profondamente ripensato. A partire dal modello di affidamento dei servizi. A Cassino stiamo lavorando per passare dai capitolati di gara ad un approccio centrato sulla co-progettazione dei servizi. Ma l’intenzione è arrivare ad una valutazione degli interventi da realizzare insieme all’Università.

Quale che sia lo sviluppo giudiziario della vicenda di alcune cooperative finite sotto la lente della Procura per presunti illeciti nella gestione dell’accoglienza dei migranti, resterà comunque un’ennesima ferita per la città di Cassino, finita ancora una volta sulle cronache nazionali per motivi di cui non si può certo andare orgogliosi. E resterà un altro bel po’ di fango sul mondo della cooperazione sociale, dell’accoglienza e della cura di persone in condizioni di fragilità sociale.

Una ferita profondamente ingiusta quella inferta alla città di Cassino perché titolare, dal 2004, di un servizio di accoglienza Sprar che funziona egregiamente grazie alla collaborazione fra Comune e Coop. Ethica e che da tanti anni può essere considerato un’eccellenza a prescindere dalle stagioni politiche.

Così come è ingiusto il fango gettato sul mondo del sociale e delle imprese, degli enti, delle associazioni che si occupano di costruire percorsi di esistenza dignitosa per donne e uomini che hanno bisogno di una possibilità per ricominciare a vivere. Dobbiamo evitare quella narrazione superficiale di un terzo settore che tiene insieme famiglie, operatori, comunità, provando a ricucire ciò che la crisi ha disgregato: il tessuto sociale, il senso di appartenenza ad una comunità. Provando a dare lavoro a chi fatica di più a trovarlo come persone con disabilità fisiche o mentali, ragazze madri, ex detenuti.

Per questo – come amministrazione comunale – abbiamo intrapreso una strada che ha come fine la valorizzazione delle esperienze sociali positive attraverso la condivisione di regole entro le quali si possano costruire benessere, coesione sociale e servizi innovativi. È pronto il Regolamento per i rapporti fra amministrazione comunale e terzo settore che prevede i tavoli tematici e i percorsi di co-progettazione con i quali potremo superare le gare a ribasso d’asta sui servizi alla persona.

L’area del disagio sociale è sempre più vasta e, di fronte alla continua contrazione delle risorse pubbliche, c’è bisogno di risposte urgenti, innovative, di lungo respiro. Lucrare sulla pelle dei bisognosi è uno scandalo che dobbiamo prevenire e combattere attraverso regole chiare, procedure trasparenti e rifiuto categorico di qualunque sbavatura nella correttezza dei rapporti e nell’uso del denaro pubblico.

A Cassino c’è bisogno di più imprese sociali con la capacità di trasformare la realtà come è stato già fatto in molte parti d’Italia. Il terzo settore crea occupazione, risposte serie ed efficaci, benessere sociale. Insieme all’Università possiamo promuovere percorsi virtuosi per la creazione di nuove imprese capaci di innovare nel campo dei servizi alla persona e nell’inserimento lavorativo di soggetti deboli. E c’è bisogno di enti locali (Comune e Consorzio dei servizi sociali) capaci di cogliere questo bisogno di innovazione sociale, nel metodo, nelle forme, nella condivisione e nella trasparenza.

L’assistenza ai migranti non è un business ma un’azione di welfare insostituibile. Le accuse di cui si parla in questi giorni sono di una gravità intollerabile ma possono essere l’occasione per una revisione profonda dei rapporti fra amministrazioni dello Stato e cooperazione sociale.

Lo sdegno è condivisibile ma non è sufficiente: bisogna lavorare insieme per definire un nuovo modello di gestione dei servizi alla persona capace di valorizzare il ruolo di indirizzo del pubblico, le competenze maturate dal terzo settore e la necessità di valutare l’efficacia degli interventi.

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